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Carnevale di Arlecchino - Joan MiròCarnevale di Arlecchino – Joan Mirò

Cantantessa o ballerina folk? No, mai.
Contadinella? Forse una volta sola.
Damina del ’600? Io no, forse mia sorella.
Colombina? Uhm, non ricordo.
Amazzone? Sì, una volta. (Chiedere a mia mamma).
Hawayana? Sì, ma meglio dimenticare.
Cow Girl? Sì, non so perchè.
Crudelia Demon? Sì, e resta nella storia: con al seguito il mio cucciolo maschio vestito da cagnolino de La carica dei 101.
Fatina? Oddio, sì e c’è anche traccia da qualche parte. E’ di pochi anni fa.
Hippie? Siiii, che bellissima che ero! (Per me, ovvio!).
Piratessa? Sì, pochi anni fa. Facilissimo: un jeans, una camicia rossa setosa e ampia con risvolti alle maniche, un cinturone di traverso, un cappellone nero, occhio bendato e uncino alla mano. Da provare.
Ecco, non me ne vengono altre in mente. Ma non le ho ancora dette tutte.
Perchè quella che più mi sta a cuore l’ho tenuta per ultima.
Da piccola, da più grande, e ancora oggi, la mia maschera preferita è una di quelle classiche, di quelle che si studiavano a scuola, di quelle che si facevano le recite e se ne interpretava il ruolo. La più colorata di tutte! E chi se ne importa se era un maschio e se lui era servitore derivato dalla Commedia dell’Arte! Che tanto, al momento giusto, tirava fuori la furbizia e usciva quasi indenne da tutti i guai: le prendeva sì, ma le dava anche.
L’importante è che era colorato, il suo vestito era cucito con toppe di tutti i colori, rigorosamente a forma di rombo (ah, la matematica!), che messe insieme accendevano un arcobaleno mai visto.
L’Arlecchino dai mille colori mi è stato addosso tantissime volte, ci ero affezionata, mi piaceva assai e chiedevo io stessa di travestirmi da Arlecchino. Non avevo posto per bianchi e tristi Pierrot; non mettevo in conto il nero da strega; sottovesti, grembiuli, cerchi e corone da principesse varie mi avrebbero ingolfato nei movimenti; men che meno una Biancaneve o una Perla di Labuan potevano stare a contatto con la mia pelle.
Lodi, lodi, lodi ad Arlecchino: gioco, gioia, colori, libertà di movimenti in corsa, in salto, in canto, in ballo.
E se per caso, adesso, mi invitaste ad un ballo di carnevale, non avrei dubbi: Arlecchino, su la maschera!

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