04.11.2009 Da piccola sono andata a scuola dalle Suore. Sante donne! Guai a chi me ne parla male! (almeno delle mie).
Tra le tante cose che mi hanno insegnato, ricordo un particolare insegnamento di religione cattolica.
Per farci capire l’importanza del vivere seguendo gli insegnamenti della Bibbia al fine di conquistare il Paradiso, la metafora utilizzata era la seguente. Ognuno di noi sta su una scala. In cima c’è il Paradiso, in fondo c’è l’Inferno. Ogni buona azione, meritevole di premio, ci fa salire, ogni cattiva azione o peccato, per conseguente punizione, ci fa scendere.
Il 2 novembre di ogni anno ripenso a quella scala e faccio anche ipotesi matematiche sugli estinti, cari e non, vecchi e nuovi e mi chiedo se son partiti presto o tardi. E chi può dirlo? Non mi pare il caso di scomodare l’antico dibattito tra Scienza e Fede e preferisco pormi la domanda ogni anno.
Ma ieri, 2 novembre 2009, è stato diverso. La scala si è manifestata sotto nuove vesti.
Aeroporto di Lamezia Terme, “volo per Torino delle 14,30 effettuare controlli di sicurezza”.
“Signora, gentilmente, gli stivali…poggi qui sul gradino prima un piede, ecco così, poi l’altro, come su una scala… ok, può andare”
“Volo per Torino delle 14,30 uscita D7, imbarco immediato!” Eccomi, davanti alla scaletta, prima un piede, poi l’altro, arrivo in cima. Tranquilli, non è il Paradiso. Anche se ti offrono il caffè. Prendo posto, pronti per partire. “Buongiorno Signore e Signori, sono il Comandante di questo aeromobile e devo darvi una cattiva notizia. Ci hanno appena comunicato che per uno sciopero del personale di terra, l’aeroporto di Torino è chiuso. Ci dirottano a Malpensa. Vi assicuro che proverò fino all’ultimo di atterrare a Caselle ma, nel caso contrario, andremo a Milano Malpensa e da lì sarete trasferiti a Torino con i pullman. Il problema è che possiamo atterrare a Torino, ma nessuno ci porta la scaletta per scendere. (Tranquilli, non all’Inferno) I’m sorry, etc, etc.”
La notizia non mi scompone…dico: pazienza, ci vorrà un po’ di tempo in più. D’altronde come si fa a non capire che la crisi, in qualche modo, dobbiamo pagarla tutti? Ecco, questo è un modo. Quei dipendenti che stanno per essere licenziati hanno trovato questa modalità per lottare: niente scaletta per scendere nel loro Inferno!
E poi, Torino, Milano, Mi.To., la vogliamo o no la megalopoli?
Ok, si parte. Decollo, sale sale sale sale su su su su….più vai lontano e più sale. Siamo sopra tutte le nuvole, enorme massa bianco-grigia e poi tutto azzurro. Così uniformemente bianco e azzurro da far perdere l’orientamento. E’ 2 novembre, sono su su su su in alto, forse così vicino a chi non è più sulla Terra. Un privilegio! Tale situazione mi rinfranca dal non esser potuta andare al cimitero. Non ho parenti nel cimitero della mia città, ma ogni anno mi piace andare a rivedere le persone che non incontro da tempo. E mi è anche capitato di riveder persone che non sapevo avessero lì la nuova dimora.
“Signore e Signori sono di nuovo il Comandante. Bad news. Abbiamo iniziato la nostra discesa verso Milano Malpensa dove arriveremo tra 18 minuti. I’m sorry, etc etc…”
Atterrati, aspettiamo qualche minuto prima di scendere, manca la scaletta. Anche se qui non c’è sciopero. Uscita 4. Attendiamo i pullman seguendo una ignota signorina senza un minimo segno di riconoscimento che ci affida agli autisti. Pullman a due piani. La prima scaletta dritta. Ma si, anche la seconda, a chiocciola. Andiamo di nuovo in alto. Un’ora e 40 minuti di A4, MI-TO sotto la pioggia battente e un freddo piacevole per i pinguini. Arrivo a Torino, riprendo la mia auto, il calendario della radio segna ore 19,10 del 02 novembre.
Mi dico: peccato! Fosse stato il 7 dicembre si poteva anche pensare di finire la serata a La Scala!
PS: mentre scrivevo, è arrivata la notizia che non ci saranno licenziamenti, né mobilità. Cassa integrazione straordinaria. Tutti contenti! A Caselle son tornate le scalette. Si vola!
Share©lenotedimararechichi riproduzione vietata senza citarne la fonte

Follow me: