10.11.2010
Non sono le macerie, non è il cemento armato, non è la gloria nel ricordo, non sono i video, non sono i files audio, non è il frastuono delle voci che si alzano ad attacco o a difesa, no!
Non sono loro a far rabbrividire.
La pelle che si fa a puntini, il brivido che percorre la schiena fino alla testa e la pervade, facendosi quasi angoscia, arrivano con la visione di quel telo bianco intessuto alle transenne con lo scopo di coprire il cadavere della Domus Gladiatorii.
Quando a terra giace un corpo privo di vita, per tradizionale gesto di pietà popolare, lo si copre con un lenzuolo bianco; per segnare il limite tra questo e l’altro mondo; per dire che “colui” è trapassato, è divenuto passato; per sottolineare la rassegnazione a non vederlo più, a non viverci più insieme. L’angoscia, l’incredulità, l’urlo di disperazione, il pianto immediatamente inconsolabile.
E’ il segnale col quale partono i titoli di testa del film dei ricordi. E’ il momento in cui scatta l’orgoglio dell’appartenenza, riaffiora l’identità. Ci sentiamo incompleti, mancanti di una parte di noi. E…tac!: arrivano puntuali. I sensi di colpa, distinti. I sensi di colpa personali e i sensi di colpa che sentiamo altrui. Quanto più bussano i personali, tanto più bussano quelli che sentiamo altrui. Cosa potevo e dovevo fare io? Cosa dovevano e potevano fare quegli altri?…
Crolla la Domus, la Casa. La Casa di quei Gladiatori che con le loro lotte avevano tanto glorificato gli Imperatori di Roma antica. Di quegli Imperatori che contribuirono all’edificazione di ciò che noi oggi siamo. Vennero poi altri Imperatori di Roma, che nei secoli compresero l’enorme valore umano di tutto il patrimonio archeologico, artistico, culturale di questa Italia cui apparteniamo, e decisero di conservarlo e di preservarlo. Gli Imperatori di Roma che con noi condividono il calpestìo di questo suolo italiano hanno deciso, invece, che un gladio dalla lama affilatissima è il solo strumento da usare per riportare in parità il debito pubblico di questo Paese opulento e sprecone. E’ quel gladio di Gladiatori senza Casa, senza palestra, che non distingue, che non discrimina, che arriva e trafigge tutto ciò che incontra sulla via: l’istruzione, la ricerca, l’università, i beni e le attività culturali. Un unico comune denominatore tra questi trafitti: la memoria legata alla coscienza civile. Dobbiamo forse dimenticare qualcosa? Imparare è facile, ma dis-imparare è molto più difficile! E il lenzuolo bianco ce lo ricorda, sempre: “non dimenticate chi giace sotto di me! Anzi, fate in modo che non accada di nuovo. Mai più!”.
E vagano i Gladiatori senza Domus, e si odono in un lamento: Ave Caesare, cultura moritura te salutat!
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