Prendete del pane di Platì o di Canolo; della pasta di casa, filata a mano da una mamma/zia/nonna con farina di grano delle campagne distese tra il mare e la montagna; delle patate aspromontane. Disponete il tutto alla base, come primo gradino.
Sopra, poggiate poi melanzane, peperoni, pomodori, cetrioli, lattughe, broccoli, sedano, prezzemolo, arance, mandarini, limoni, pompelmi, prugne, albicocche, mele, pere, uva, provenienti dagli orti che vanno dalla Vallata dello Stilaro fino all’Area Grecanica.
Sopra questi, posizionate poi latte di mucca, latte di capra, latte d’asina, formaggio pecorino e misto di San Luca o di Staiti o di Samo, caciocavallo di Ciminà, ricotta di Antonimina.
Ancora sopra mettete carne “della vitellina di compare Tizio che ha macellato ieri e che ha cresciuto lui”; soppressata di San Giovanni di Gerace; salsicce, capicolli, pancette di un paese interno qualsiasi (sono tutte squisite!); pesce azzurro dello Jonio; stocco di Mammola; pollo dell’aia della comare Sempronia; legumi vari dai campi e dagli orti di cui sopra.
Infine, all’ultimo gradino ponete olio d’oliva di Gerace o di Martone o di un uliveto di vostra coltura; nacatole, sgute, san martine di dove-volete-voi; pezzo duro di Gioiosa Jonica; granite e brioss del bar che più “ve gusta”; pasticceria secca, pasticceria fresca, gelati di dove-sapete; qualche bottiglia di vino Greco o Mantonico di Bianco e di vino rosso di Bivongi.
Ecco pronta la Piramide Alimentare della Locride! I cibi che mangiamo ogni giorno, gli elementi nutrizionali che assumiamo con la nostra dieta: mediterranea.
Ora, la scorsa settimana l’UNESCO ha dichiarato la Dieta Mediterranea “patrimonio culturale immateriale dell’umanità”. Mi viene in mente che il filosofo Ludwig Feuerbach diceva che “noi siamo ciò che mangiamo”. Quindi, presto detto: noi Locridei, mangiando gli alimenti di questa Dieta Mediterranea, siamo patrimonio culturale immateriale dell’umanità! Chi l’avrebbe mai detto!
E spendiamolo ‘sto patrimonio!
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