dialogo a quattro mani, di Mara Rechichi e Anna Carabetta
E’ finita la giornata, siamo in auto stiamo rientrando a Locri da Caulona; io guido e Anna Carabetta mi siede a fianco. Riflettiamo sulla giornata che abbiamo vissuto, dialoghiamo .Abbiamo celebrato, finalmente, un 8 marzo veramente significativo. Dai temi nazionali lanciati dopo il 13 febbraio, le donne si sono rese protagoniste della diffusione del cambiamento. Cambiare si può, adesso! Anche la Locride può cambiare e le donne con cui abbiamo condiviso questa giornata, Emilia, Caterina, Maria, Karla, tutte, hanno dimostrato di avere tanta energia da spendere per il bene di questo territorio. Anna, cosa ti ha lasciato questo 8 marzo lontano dalla centrale Roma?
Dopo aver rappresentato lo spettacolo “Libere” a Locri il 10 gennaio e dopo aver partecipato alla manifestazione del 13 febbraio a Roccella, con la celebrazione dell’8 marzo a Caulonia Marina ho avuto la conferma che lavorare con le donne della Locride dà un significato speciale al mio impegno come membro dell’associazione Di Nuovo e del comitato “ Se non ora quando”. Sono conquistata dalla grazia, dalla timidezza e anche dalla ruvidezza delle donne della Locride, che escono dal silenzio per mostrare la loro forza e la loro determinazione. Alla festa commerciale, alle mimose regalate, alle cene fuori da sole, hanno preferito restituire il valore originario di giornata internazionale del lavoro delle donne, ritrovandosi per elaborare una possibile uscita dal pesante arretramento culturale che si registra in tutto il paese e in particolare nel sud, e su come affrontare questa fase di crisi che ci costringe a fare i conti con un precariato e una disoccupazione drammatici.
Le donne della Locride hanno accolto le bandiere arrivate in dono dalle donne Torinesi in segno di unità. Mancano pochi giorni a questo compleanno. Che segnale di unità possono dare le donne, in questo momento in cui si parla di separazioni di territori e di culture?
Quelle bandiere, arrivate da un avamposto del Risorgimento come Torino ed esposte a sventolare nella piazza, rappresentano il segnale che le donne del nord e le donne del sud lanciano per ricordare che vogliamo essere riconosciuti e uniti nel rispetto delle nostre differenze. Dal 1861 diciamo che bisogna far crescere il meridione, dopo 150 anni continuiamo a dirlo, è tempo di farlo con le energie fresche che la partecipazione delle donne può portare nella rappresentanza politica.
E poi, l’esser legate a Torino con doppio filo è stata una cosa straordinaria: non solo le bandiere, ma anche la condanna del femminicidio di Ciudad Juarèz, con la testimonianza di Karla e la sua toccante poesia: è un segnale che la Locride è proprio un terreno fertile, anche su temi internazionali. Secondo te come possono, adesso, le donne della Locride, tutte, portare avanti i percorsi nati il 13 febbraio e l’8 marzo? Si intende continuare, come?
Continueremo ad incontrarci, io farò da tramite mantenendo vivi i contatti con Roma e le altre città dove le donne di Di Nuovo si stanno impegnando su come organizzare gli Stati generali che saranno convocati entro il 2011, con l’obiettivo di dare vita a un’associazione nazionale delle donne, che riunisca le singole e le tante associazioni che a vario titolo e con diverse storie sono impegnate e operano in aree diverse della penisola.. Dobbiamo assumere sulla scena pubblica una voce forte e autorevole che sia riconoscibile come interlocutore politico a partire dai temi al centro della festa della donna: congedo di maternità obbligatorio e indennità di maternità, congedo obbligatorio di paternità, norme che impediscano il licenziamento “preventivo” abolendo le dimissioni in bianco.
Nel frattempo siamo arrivate a destinazione. Ci salutiamo, ci auguriamo reciprocamente buon viaggio di rientro e ci diamo appuntamento alla prossima iniziativa delle donne della Locride.
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