Se guardo nella pagina degli eventi e prendo nota , mi rendo conto che nella mia agenda non c’è quasi più spazio. Tolti gli impegni di lavoro e pochi momenti di sana socializzazione, il comune denominatore che sottosta ai restanti impegni è la “manifestazione”. Non ricordo un periodo così intenso di richieste di adesioni a manifestazioni. Ogni giorno ci viene richiesto di manifestare il nostro personale disagio rispetto ad un qualcosa, a tante cose. Ogni giorno ci arrivano richieste di sottoscrizioni di appelli contro qualcosa. Questi “qualcosa” si materializzano in decisioni governative che hanno la forma di leggi, di dichiarazioni, di comportamenti agiti nell’esercizio del potere contrario alla democrazia, contrario soprattutto al buon senso. Potrei mettermi a fare l’elenco di tutti gli appelli da firmare ma sarebbe lungo. Potrei mettermi a fare l’elenco di tutte le manifestazioni a cui partecipare ma… Mi sento uno spezzatino, un puzzle: un giorno un pezzo protesta contro il nucleare con la bandiera radioattiva; un altro giorno un altro pezzo protesta contro la guerra “umanitaria” con la bandiera della pace; un giorno un pezzo protesta contro la privatizzazione dell’acqua con la bandiera con la fontanella; un altro giorno un altro pezzo protesta contro i tagli alla cultura con la bandiera di un Dante allorato; un giorno un pezzo protesta contro i tagli all’Istruzione con una bandiera sindacale; un altro giorno un altro pezzo protesta contro il precariato con la bandiera di nonsochi. E potrei continuare ma sapete già cos’altro manca all’elenco. Sinceramente, non so voi, ma io comincio a stancarmi: vorrei potermi godere le mie giornate leggendo libri e non quotidiani per vedere a chi tocca oggi; vorrei uscire a passeggiare e non imbattermi in cortei sofferenti; piuttosto vorrei imbattermi in giovani lieti che giocano nelle piazze, che dipingono, che recitano, che leggono ai più piccoli fiabe in cui ci sia il drago di sempre che viene annientato con l’intelligenza e la bontà; vorrei aprire i giornali, accendere la tv e leggere e vedere che in Italia gli Italiani non sono più pezzi di puzzle, ma persone intere, uniche ed irripetibili, che tutte insieme, una volta per tutte, dicano BASTA! Non penso alla rivoluzione armata, no. Penso solo (e vi pare poco?) all’esercizio di cittadinanza. Utopia? Forse. Ah quant’è bella l’utopia! Qualche giorno fa un intellettuale di quelli che si dicono “con gli attributi” mi ha detto: <<Signorina (grazie per il signorina!), mi raccomando, più concreta.>> Ancora non ho capito cosa volesse dire, ma gli ho risposto: <<Mi spiace, sono una sognatrice.>>
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