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“Signor Presidente, Signori della Corte, con questa mia seguente disquisizione voglio attirare la vostra attenzione sulla natura dell’episodio che oggi qui viene discusso e portato in dibattimento. Non possiamo soffermarci sull’attualità del fatto in sè se non andiamo, ex ante, a ricercare nel passato, nell’esegesi delle fonti della lingua italiana, nello specifico, in quella parte in cui si presta a fornire innumerevoli e lodevoli supporti agli studi di toponomastica. Il caso che oggi trattiamo deve essere ricondotto ai suffissi utilizzati nei toponimi dagli antichi padri nel nostro Paese; essi, con sapienza e lungimiranza, li adoperarono per la denominazione dei luoghi su tutto il territorio nazionale. E qui vengo a specificare. Quello che a noi interessa è il suffisso “ate”. Il suo uso, da sempre, è stato operato con valore aggettivale, e con l’intenzione di denotare appartenenza, che si voglia ad una famiglia o ad un elemento geografico. A supporto di questa tesi, fornirò adesso, egregi Signori, alcuni esempi concreti, portando alla vostra attenzione i casi più conosciuti di toponimi con suffisso “ate”. Innanzitutto, la caratteristica, che lampante salta agli occhi anche dei profani, è che tale suffisso è diffusissimo nella regione Lombardia. Difatti c’è Brembate, cittadina che rivendica nel suo toponimo l’appartenenza al fiume Brembo. Anche Lambrate rivendica appartenenza ad un fiume: il Lambro. Linate evoca l’appartenza al lino che lì veniva coltivato in abbondanza. Segrate è legata alla coltivazione della segale. Gallarate è legata alla famiglia di Galerius, così come Tradate alla famiglia di Theodorus, e Galbiate a Galbius. Hic et nunc, oh scrupoloso uditorio, è conveniente attingere agli studi di toponomastica per poter comprendere la buona fede, nonchè fedeltà, del mio cliente. La neo-nata cittadina di Sucate, prende il nome dall’arabo “Suq” unito al predetto suffisso “ate”. Con quanto testè da me espostovi e, conseguenzialmente, con le conoscenze acquisite, è facile a questo punto comprendere che il toponimo Sucate altro non è che la rivendicazione di appartenenza al mercato, quel mercato di derivazione araba che è deputato allo scambio delle merci. E disquisendo in ogni dove, in questi precisi giorni, di palazzo del potere che costituisce il secondo centro funzionale della città musulmana, ed essendo il mercato il terzo centro, si poteva non pensare alla costruzione del primo e più importante? Tale è la moschea. Onde ragion per cui, mi appello alla vostra clemenza nell’interesse del mio assistito.”
Avete appena letto uno stralcio dell’arringa dell’avvocato Ceguedini nel processo al giovane ghostwriter on Twitter che nei giorni scorsi, ad una domanda sulla costruenda moschea di Sucate, ha risposto “nessuna tolleranza per le moschee abusive”.

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