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Oggi è domenica, per voi che leggete. Per me che scrivo ancora no e sto nel bel mezzo del mio Evento preferito. Il Roccella Jazz Festival quest’anno ha un titolo in linea con il monotema nazionale “Unitàlia in-attesa”,l’eterna gravidanza della nostra Italia. Non sappiamo ancora cosa partorirà, pare che l’ecografista si rifiuti di farcelo sapere, non vuole rovinarci la sorpresa. Sappiamo invece quanto sia “inattesa” l’Italia che si trovano davanti i migliaia di appassionati che giungono a Roccella e nella Locride, al Sud, in questi giorni. La bellezza dei luoghi legata alla bellezza della Musica, in tutti i suoi generi e in tutte le sue espressioni, col suo fondamentale contributo alla formazione della nostra Italia. E poi il respiro internazionale, consolidato, in questo Festival aperto al mondo. Ed ecco l’esordio, con Rea/Boltro in Opera e poi Di Meola in World Sinfonia, mentre si presta orecchio e cuore al compianto Maestro Cusato nel Progetto Anassagora di Sgambelluri; si fa in tempo ad applaudire una straordinaria Cricelli in Balistreri; e poi ancora Papasov e la sua Balkan Music. Si passa per luoghi, di luoghi in luoghi. Si approda a Roccella, nei siti consueti del Festival, per restare incantati davanti ad ogni performance: l’innocenza dell’Orchestra Giovanile di Delianuova; la classe di Danielsson; l’energia inesauribile dei Marvanza. E si giunge ai giorni finali, quelli dei “fuochi d’artificio” per dirla con Damiani.  Mercoledì, Riondino e Donà con-fondono filosofia e poesia, canticchiata ma poesia, con il pensiero di Emo e quello di Nietzsche, tra “famiglie di triglie e abusivi accasati paguri, ed esultanza per il lavoro compiuto”. Prima dei concerti serali della superlativa Gambarini e dell’elegante Gomez, faccio uno spuntino. Finisco la pizza, so che devo differenziare il rifiuto cartone, ma essendo sporco il dubbio mi assale: è carta o indifferenziata? Roccella è così scandalosamente pulita che trovo la soluzione: me lo porto a casa, tra i miei rifiuti. E intanto mi dico: altro che jazz, Roccella è rock!

(nella foto: Suitejazz, incastri di legno di Daniela Galluzzo)

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