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Non sempre ciò che è distruttivo porta solo distruzione, e allora…

In cantina, Paul intanto stava preparando l’occorrente. Le protezioni contro l’uragano erano lastre di alluminio ondulato, e su ciascuna era scritta con il pennarello indelebile l’indicazione della finestra a cui andava fissata. Cominciò a separarle, organizzando mentalmente il lavoro.

Stava finendo di suddividere le lastre, quando Adrienne tornò di sotto. In lontananza si sentiva il rombo dei tuoni che riecheggiava a lungo sull’acqua. La temperatura aveva cominciato a scendere. <<Come va? >> gli chiese. Il suo tono di voce le suonava strano, come se fosse un’altra donna a parlare.

<<E’ più facile di quanto credessi>>, rispose lui serio. <<Bisogna soltanto far combaciare i solchi, poi inserirle nei supporti e bloccarle con questi ganci>>.

<<E i paletti per tenerle ferme?>>

<<Non è difficile. I giunti sono già fissati, quindi basterà bloccare i paletti nei supporti e piantare qualche chiodo. In effetti è un lavoro per una persona sola, come aveva detto Jean>>.

<<Credi che ci vorrà molto?>>

<<Un’ora forse. Puoi aspettarmi in casa, se preferisci.>>

<<Posso aiutarti in qualche modo? >>

<<No, non serve. Però, se vuoi, puoi tenermi compagnia.>>

Adrienne sorrise, lusingata dal tono accattivante della sua voce. <<Affare fatto.>>

Nell’ora successiva Pal si spostò da una finestra all’altra, fissando le protezioni. Mentre lavorava, sentiva lo sguardo di lei su di sè e questo gli causava lo stesso senso di imbarazzo provato quella mattina in cucina, quando all’improvviso gli aveva lasciato la mano.

Dopo un pò cominciò a piovere, piano piano, poi con maggiore intensità. Adrienne si spostò sotto la grondaia per non bagnarsi, ma non serviva  molto a causa delle raffiche di vento. Paul non rallentò, nè accelerò il ritmo; la pioggia e il vento sembravano non distrurbarlo affatto.

Quando ebbe finito di collocare tutte le protezioni e si accingeva a fissare i paletti di rinforzo, i lampi si erano avvicinati e la pioggia si era fatta più intensa. Lui continuava a lavorare imperterrito: fissava ogni chiodo con quattro martellate, regolari e precise, come se avesse fatto il carpentiere per tutta la vita.

Nel frattempo chiacchierava con Adrienne, tenendosi su argomenti leggeri, senza affrontare temi personali che potessero dare adito a fraintendimenti. Le raccontò di alcune riparazioni che lui e il padre avevano compiuto alla fattoria e aggiunse che probabilmente avrebbe dovuto fare dei lavori in Ecuador, quindi tanto valeva tenersi in esercizio.

Mentre lo ascoltava parlare di questo e di quello, Adrienne capì che lui le stava dando lo spazio che le serviva. Ma di colpo, guardandolo, si rese conto che in quel momento non aveva più nessuna voglia di mantenere le distanze.

Le piaceva tutto di lui: il modo in cui faceva sembrare semplice il lavoro che stava svolgendo, la forma dei fianchi e delle gambe sottolineata dai jeans mentre stava sulla scala sopra di lei, quegli occhi che riflettevano ogni suo pensiero. Mentre stava lì in piedi sotto la pioggia battente, Adrienne si sentì fortemente attratta dalla personalità di quell’uomo, che in poco tempo l’aveva magicamente trasformata in una donna diversa.

Quando ebbe finito, Paul aveva la felpa e il giaccone fradici e il viso pallido per il freddo. Dopo aver rimesso a posto la scala e gli attrezzi, raggiunse Adrienne sulla veranda. Lei si era passata una mano tra i capelli, per scostarli dal viso. I morbidi riccioli erano spariti, così come qualsiasi traccia di trucco. Il suo volto ora esprimeva una bellezza naturale e, nonostante la giacca pesante che indossava, Paul avvertì il calore del suo corpo femminile sotto gli indumenti.

Fu allora, mentre stavano al riparo della tettoia, che la burrasca si scatenò in tutta la sua furia. Un lungo lampo accecante collegò il mare al cielo e il tuono esplose con un fragore assordante. Il vento si rinforzò, piegando i rami degli alberi, mentre la pioggia cadeva di traverso, come se volesse sfidare la forza di gravità.

Per un attimo rimasero a guardare quello spettacolo, sapendo che un altro minuto sotto la pioggia non avrebbe fatto differenza. E poi, abbandonandosi finalmente a quello che sarebbe potuto accadere, si voltarono e rientrarono in casa senza dire una parola.

( tratto dal cap. 11 del romanzo  “Come un uragano” di Nicholas Sparks, ed. Frassinelli, 2003)

 

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