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Quando sta per finire la odio, non prima che cominci e neanche dopo che è finita. Quando sta per presentarti il conto e ti annuncia che, nonostante tutti i tuoi sforzi, nonostante tutti i complimenti ricevuti per la creatvità, la professionalità, la bravura; nonostante tutto, non c’è posto per te in questo fazzoletto di Terra. E allora, amaramente, ti prepari a concludere che questo posto è per pochi, fortunati, angelicamente custoditi; che non c’è spazio per tutti. Dunque, bisogna partire e ripartire. Orsù, prepariamoci a partire e a ripartire. E se, come dice il proverbio “partire è un pò morire”, godiamoci il colpo di coda, raccogliamo le energie, apriamo il serbatotio, come un sarcofago egizio, e mettiamo dentro: l’azzurro mare limpido, le immagini della spiaggia affollata o assolata, la costa nitida come un abbraccio, il verde intenso e fresco della montagna, i profumi dei singoli luoghi, i sorrisi e gli sguardi delle persone, tutte le cose belle vissute.  Mettiamoci dentro i nostri cibi preferiti, sapendo già che appena ci allontaneremo cambieranno di sapore. Scrivo tutto questo mentre mi preparo a ripartire, e chissà quanti come me! Chissà se loro si sentono pronti! Eccolo il mal comune, che si avvicina materno, seduttivo, consolatore, con potere illusorio, che dura giusto il tempo per farci  sopravvivere: e funziona pure. Ma basta, non vi tedio più con questi pensieri personali, andiamocene al mare, chè fa caldissimo e non si può stare dietro uno schermo a scrivere le proprie sensazioni, machissenefrega? Prendiamoci una pausa, allontaniamoci per un paio di settimane, così dopo, l’estate ufficiale sarà finita, questo momento sarà passato, ci saremo ricaricati e per quest’anno non dirò più: odio l’estate. A risentirci.

(da “Confidenze sussurrate di una locridea in emigrazione esiliante”, liberamente preso da un quasi-incubo in dormiveglia trasformatasi in insonnia)

 

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