Avete mai fatto caso alla gioia di un bimbo che prende in mano una penna o una matita per la prima volta e comincia a scarabocchiare? La mano innocente va dove vuole, in infinite direzioni, ora tratteggiando, ora segnando una linea continua, ora tante linee spezzate, tanti colori mischiati e sovrapposti. Poi il bimbo cresce, la sua voglia di scarabocchiare diventa voglia di disegnare e di colorare. Ma non sa farlo, deve imparare. Ecco che allora gli si insegna come deve fare: “adesso coloriamo questo pesciolino. Vedi? Questa è la testa, queste sono le pinne, questa è la coda, questo è l’occhio. Colora tutto bene e stai attento a non uscire fuori dai bordi.” Avete mai fatto caso a quest’ultima frase? Bene, in quest’ultima frase c’è racchiuso un grandissimo insegnamento, di altissimo valore educativo. Costituisce la prima volta in cui una persona deve prendere coscienza del confine, ovvero del limite che gli viene posto, oltre il quale non è consentito andare. E dovrebbe, ogni persona, interiorizzare questo insegnamento. Il condizionale, purtroppo, è d’obbligo, perché, a guardarsi intorno, pare che i limiti esistano per essere superati e non per avvisarci che aldilà di quel punto è sconveniente andare. Allora ecco che si decide di scavalcare un cancello di notte ed entrare nella scuola per distruggerne le suppellettili; ecco che si decide di infrangere le norme di circolazione e ci si mette alla guida di un motorino senza indossare il casco; ecco che si decide di oltrepassare il limite della relazione e ci si avventa contro l’altra; ecco che si decide che la propria libertà va oltre il limite della libertà altrui; ecco che si decide di oltrepassare il limite segnato da una rotta di navigazione e si mette a rischio la vita di quattromila passeggeri; ecco che si decide di guidare accelerando e superando il limite di velocità, e si uccide morendo. Torniamo dentro i confini, riappropriamoci della responsabilita e schiacciamo a fondo il pedale del freno, cavolo!
(pubblicato su la Riviera del 22.01.2012)
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