Arrivo sul Ponte del Torbido alle 12.30, il tempo utile per giungervi dal mio posto di lavoro. Non ho “scioperato”, tanto la manifestazione cominciava alle 11.30, io finivo alle 12.00, mezz’ora di tolleranza ci può stare. Percorro in auto le strade secondarie per riuscire ad arrivare più vicino possibile, non incontro nessuno per strada, pochissime auto. Certo, saranno tutti a manifestare! Strano, però che nessuno abbia avuto la mia stessa idea di andar per strade bis. Sempre più vicino al luogo, si cammina tranquillamente, nessun intralcio, un piccolo rallentamento a ridosso del Ponte. Parcheggio, raggiungo il centro della manifestazione, mi preparo a registrare nella mia mente la nascita della rivoluzione, la cerco, la rivoluzione, voglio vedere che faccia ha. Il tam tam sui media, da due giorni, è stato incessante, non si parlava d’altro, tra una concordia e un decreto, l’obiettivo era la nostra rivoluzione. Parteciperò, anch’io, anch’io, vieni anche tu, andiamo? 499 partecipanti sulla pagina dell’evento Facebook, più 166 forse, più tutti quelli che non sono su Facebook, a mille potremmo arrivare, 800 sicuri! In questo momento non conosco i dati ufficiali ma credo che sarà il primo caso in cui avrà ragione la Questura! Ora venitemi a dire che era ora di pranzo, che dovevate cucinare, che dovevate prendere i figli a scuola, che dovevate…. Un’ora, dico, un’ora in un giorno cosa vi avrebbe cambiato nella vita quotidiana? O forse dovrei dire nella routine quotidiana? Ecco, forse è questo, siamo troppo accomodati nella nostra routine, il cambiamento ci fa paura, lo nominiamo lo evochiamo ma ci fa paura. Vorrei, mi piacerebbe, ma se poi…? Ha ragione il mio amico che scrive che dietro questo computer siamo tutti bravi, me compresa, a combattere. E fuori da qui, nelle piazze, per le strade? Le strade di oggi non erano vuote perchè eravate tutti alla manifestazione, erano vuote perchè eravate già a casa con la tv accesa a sentire le notizie che arrivavano da poche migliaia di metri da casa vostra, lontano troppo lontano. Quanta distanza! Una distanza mentale, non fisica, una distanza che è distacco e che è abbassare ancora la testa, restare nel nostro eterno lamento, se non piangiamo non siamo noi, vero? Alziamo la schiena, spegniamo il pc, i fornelli, saltiamo il pasto per un giorno, facciamoci un panino, portiamo i nostri figli. Giusto il tempo di far sentire la nostra voce che urla il disagio forte cui siamo sottoposti. Poi torniamo ai nostri doveri ed alle nostre responsabilità, con l’impegno a compiere il nostro dovere con sempre maggiore responsabilità. Eccola la rivoluzione!
(pubblicata sul sito de La Riviera il giorno 23.01.2012)
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