E’ la stampa, bellezza o schifezza?
Credo sia giunto il momento, quello giusto, per scrivere ciò che da un pò mi frulla per la testa.L’occasione “giusta” mi viene data dalla lettera che Consolata Cortese scrive al Direttore del giornale online ZoomSud, dal titolo “Sui numeri della ‘ndrangheta nonché su una gabbia di conigli…”. In questa lettera, ella dice di sentirsi confusa perché i dati della procura reggina sulla presenza ‘ndranghetista nel tessuto sociale della provincia presentano numeri altissimi, addirittura il 27% della popolazione. Allora ha fatto una ricerca facendo l’elenco delle 100 persone che conosce e che per prima le vengono in mente (altra cosa dalla lista delle 10 cose per cui val la pena di vivere di Woody Allen in Manhattan, ma che subito ritorna in mente quando bisogna far liste), cercando i 27 “affiliati”. Non li ha trovati. Poi s’è messa a cercare tra i titoli dei giornali calabresi online e ora si interroga sul ruolo della stampa. Ed è qui che trovo la forza per scrivere quanto mi preme. Da tempo seguo la stampa calabrese, televisiva, online e cartacea/online. Nella Nota “Ho spento la tv” pubblicata sul settimanale La Riviera dell’11 dicembre scorso e su larivieraonline.com, avevo posto l’accento sul fatto che “in Calabria l’informazione televisiva è fatta di: indaginia360gradi, legalità, sviluppo, Bronzi di Riace intuttelesalse, calcio e premi”, e mi chiedevo “Quanto e cosa costa andare a cercare le notizie dentro le scuole, dentro gli uffici comunali, dentro le caserme, dentro gli ospedali, dentro i musei, dentro i cinema, dentro i teatri, tra le rovine, in mezzo alla gente?” Stesso dicasi per l’informazione cartacea/online: trovo molta enfasi per le notizie che riguardano il 27% e pochissima o nessuna per il restante 73%. Eppure, se invertissimo la tendenza, noi calabresi per primi, riusciremmo a far cambiare lenti anche a coloro i quali non sanno guardarci in altro modo se non come ventisettepercentisti. Giusto una settimana fa, su Facebook era nata una discussione tra alcuni giornalisti e pubblicisti attorno alla partecipazione di Mimmo Cavallaro, noto musicista tarantellatore locrideo, al Tg3 LineaNotte, in cui, nel dialogo con il giornalista Maurizio Mannoni veniva fuori la ‘ndrangheta legata alla tarantella piuttosto che la “revolution” della Taranta di Cavallaro, con tanto di stupore leggendario del vicedirettore del Foglio, Alessandro Giuli, nel momento in cui, guardando le immagini del Tarantella Festival di Caulonia, affermava: “avete visto quante ragazze ci sono? È un bellissimo segnale in queste terre!”, come se le ragazze di “queste terre” siano tirate fuori da casa dalla tarantella, per giunta ‘ndranghetista. Si era arrivati alla conclusione che si è stufi di questo modo di far vedere la Calabria, la Locride in particolare. Ho detto, e ribadisco, che mi rifiuto di scrivere di ‘ndrangheta, non per omertà ma per giustizia nei confronti della gente settantatrèpercentista di “queste terre”. Sono rientrata nella mia Locride da poco più di un mese, dopo cinque lunghi anni di lavoro a Torino, dove gli stimoli culturali e le occasioni di fruizione di cultura non mancano, e mi sento ripetere sempre la domanda: ti manca Torino? La risposta è: no! Non mi manca Torino, perché qui c’è un fermento culturale e artistico che aspetta solo di esser portato in superficie; ci sono tantissimi giovani che studiano la musica, basti pensare a quante orchestre e bande giovanili abbiamo in provincia di Reggio; tanti giovani che si avvicinano al teatro, o al cinema stando dietro la macchina da presa, e quante opere d’arte nascoste, che non conosciamo ma che esistono; quanti cantanti, musicisti di spessore, quanti scrittori e poeti, è un fitto pullulare dappertutto! Si, Consolata, mi sento di dirti che è compito della stampa aprire la gabbia e offrire erba fresca ai conigli, non faranno fatica ad uscire e dimenticheremo la tendenza “è la stampa, schifezza”.
(pubblicato su www.zoomsud.it il 04.02.2012)
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