Il dimensionamento scolastico e il diritto/dovere all’istruzione

clicca qui per leggere l’articolo su Zommsud.it Gentile Assessore Calabrese, ti chiamerò Giovanni per come ho sempre fatto, mi fa piacere comunicarti due pensieri
che la tua nota (ndr: Nota sul Dimensionamento scolastico, in cui, tra l’altro, è detto che Reggio, non non essendosi attenuta alle norme in vigore, è stata commissariata) fa affacciare alla mia mente. Il primo: in quanto insegnante precaria in Piemonte negli anni scorsi, più volte ho dovuto subire le critiche dei colleghi nordici quando giustificavano i forti tagli di Gelmini al sud, perché dicevano che questi erano i risultati del fatto che la Calabria non si era adeguata al dimensionamento del 2000 mentre loro lo avevano fatto. Poi si lamentavano perché noi andiamo al nord a “rubare” i posti di lavoro. Facile capire perché. Il secondo: mi viene spontaneo un plauso per il lavoro fatto dalla Provincia, nell’intento di salvaguardare l’istruzione su tutto il territorio provinciale. Però, accanto alla salvaguardia dei posti di lavoro, sacrosanta, mi sarebbe piaciuto leggere anche altro. E vado a spiegarmi. In questi ultimi giorni, da più parti ci giungono notizie sul nostro tessuto sociale. Abbiamo letto nel rapporto della Direzione Nazionale Antimafia che siamo “strutturalmente ‘ndranghetisti”, la società calabra è segnata. Giusto stamattina ho letto che anche nel rapporto della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino è stato scritto che la criminalità calabrese riesce ad attecchire nel sistema politico dei piccoli comuni in Piemonte, non nei grandi, perché i criminali, a differenza di quanto avviene nei loro luoghi di origine, “non possono contare su una cultura e una tradizione mafiosa congenita”. Siamo davvero senza speranza! Nati, tutti quanti, con la criminalità nel DNA, che tramandiamo di genitori in figli, senza interruzione. La calabresità come un cancro, malattia invincibile. Sono certa che lo sai, Giovanni, che la lotta per la difesa dell’istruzione va fatta proprio perché se è vera la strutturazione, è altrettanto reale e possibile la de-strutturazione, che può essere agita sì in famiglia, ma soprattutto deve essere agita a scuola, il primo luogo di socializzazione di ogni persona , il primo luogo di incontro, relazione e misurazione con l’altro, fuori dal nucleo familiare. Ben venga, allora, la difesa della scuola la cui offerta formativa dovrebbe essere ampliata, con l’incentivazione del tempo pieno, con la possibilità di fare esperienze che facciano interiorizzare i principi di legalità, senza mai dover pronunciare questa parola (ne abbiamo piene le orecchie), ma assumendola, questa sì, nel codice genetico. Nessun cittadino di buona volontà potrà dirsi contrario, soprattutto chi ha il dovere di educare i più piccoli e, consentimi, nessuno è esente da questo compito. E, infine, con l’obiettivo finale, seppur difficilissimo, consentimi, di riportare a “casa” i numerosissimi insegnanti costretti all’emigrazione.
Con i migliori auguri di buona continuazione del tuo lavoro e di tutta l’Amministrazione
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