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E’ che ogni tanto mi tornano in mente alcuni ricordi d’infanzia, non che li abbia dimenticati no, sono solo messi in un cassetto che ogni tanto si apre da solo con qualche chiave speciale. Accadeva che la domenica pomeriggio, quando la giornata era bella, gli scavi archeologici di Locri non erano ancora recintati e si poteva liberamente accedere alla località Centocamere, mia madre con una sua amica ci portavano, noi figli, a giocare lì. Loro passeggiavano e raccoglievano cicorie, ce n’erano tantissime, oppure fichi, altrettanti erano gli alberi. Noi bambini giocavamo tra le “pietre”  a fare gli archeologi, cercavamo pezzi di pietre che potevano celare e testimoniare chissà quale storia antica, quale parte di passato glorioso della Locri Epizephyri e della Magna Grecia tutta (Oh, le pietre son tutte là, non ne abbiamo mai preso una, erano sacre per noi)! Avevamo il percorso stabilito, sulle mura alle spalle della stoà o su quelle del propileo,  badando bene a restare in equilibrio e non cadere giù, cercando di aumentare la velocità del passo, restando su quel metro scarso di larghezza per qualche centinaio di metri che ai nostri piccoli piedi sembravano infiniti chilometri percorsi. Ci divertivamo a fare da geometra, riguardando le mura degli abitati e dando una sistemazione alle camere in chiave moderna: qui la cucina, qui la camera da letto, qui quella dei bambini, qui il bagno, vuoi che non avessero il bagno i greci? La gioia più grande era andare a giocare nell’unica parte protetta da una copertura, parte dell’abitato irregolare dove c’è la fornace. Vi dominava una enorme quercia.  Quello era per noi il teatro, essendo ampio e rotondo, giocavamo a far le scenette. Poi, in un posto così bello, misterioso anche, magico, volevi non giocare a nascondino? Vinceva certamente chi riusciva a guadagnare per primo il nascondiglio naturale che era l’ingresso della camera di combustione della fornace. Inconsapevoli giocavamo, bambini, sulla nostra storia, divertendoci.  Non come stanno oggi giocando i grandi della Terra, sulla nostra storia, su quella dei fratelli greci, mentre Centocamere e il Partenone guardano impotenti.

(pubblicata su La Riviera del 19.02.2012)

 

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