(Pubblicato su ZoomSud.it il 25.02.2012)
Quando si parla di tempo meteorologico si rischia di far la figura del luogocomunista (si può dire?). Devi stare attento, se vuoi mantenere un certo tono, un certo livello di conversazione, devi accuratamente evitare l’argomento tempo meteorologico nelle discussioni. Però, scusate, ditemi come si fa a non riferirsi al tempo per raccontare ciò che è accaduto nei giorni scorsi. Le intese piogge ed i fortissimi venti che hanno interessato la fascia jonica reggina,di danni ne hanno fatti, imponenti. Frane, smottamenti, qualche esondazione di torrenti, paesi isolati; una sorta di copione al quale ci stiamo abituando. Assistiamo allo spettacolo, e quando finisce battiamo pure le mani, se ci viene fatta, oppure altri le battono a noi, se siamo stati i primi a mandare un reportage al Youreporter di turno. Abituiamo l’occhio al nuovo assetto che la terra prende e andiamo avanti. E continuiamo, fino al prossimo cambiamento. Ieri, però, ho visto gli effetti della violenza del vento e della pioggia di mercoledì su un luogo simbolo di Locri e ho sentito, come tanti altri, un profondo senso di lutto. Il vecchio albero d’ulivo, da decenni scheletrito, che sta a fianco del Tempio di Marasà, proprio accanto all’unico rocco di colonna che sta lì da millenni, ha ceduto sotto le sferzate del maltempo e si è accasciato al suolo, spezzato in tanti tronchi. Non so di preciso quanti anni avesse, secoli forse, ma so che da quando esistiamo noi dell’oggi, lui c’era già. C’è in tutte le immagini simbolo di Locri antica e di Locri moderna. C’è nelle cartoline: il turista che arriva qui sceglie questa immagine a cui affidare i saluti da inviare ai propri cari: è qui che c’è racchiusa la storia di Locri, di ciò che fu. E’ in questa immagine che tanti ci vedono ciò che vorrebbero che tornasse ad essere: un luogo di fulgida bellezza, non soltanto estetica ma anche interiore e sostanziale. E’ accanto a quest’ulivo che in estate si accomodano migliaia di persone nelle serate delle rappresentazioni teatrali della Rassegna Magna Grecia, qui echeggiano le voci dei personaggi e dei cori di Eschilo, Euripide, Sofocle, Plauto, Omero, Virgilio. Qui la commedia e la tragedia si incontrano. Qui i locridei si incontrano con la commedia e la tragedia. Qui. All’ombra dell’ulivo scheletrito, ora caduto sulla propria ombra. È rincuorante la notizia che gira, si sta già studiando quali interventi siano da realizzare per riposizionare l’albero sradicato. Bene, si spera che presto possa tornare al suo posto. Sicuramente non del tutto, ma almeno per quel tanto che basti a mostrare rispetto e, perché no?, devozione a questo simbolo di locresità. Che torni a far sentire il tempo passato, più del tempo meteorologico
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