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Negli ultimi cinque anni scolastici ho insegnato in Piemonte, a Torino. Questo lo sanno tutti. Almeno chi mi conosce. Quello che nessuno sa, invece, neanche chi mi conosce, è che i primi tre anni li ho vissuti a Caselette, alle pendici del Monte Musinè, il primo Monte che si incontra imboccando la Val di Susa venendo da Torino. Un monte che in tanti dicono magico, col quale pare ci siano legami con gli extraterrestri e sulla cui cima svetta un’enorme croce che, quando è illuminata, si vede da Torino. Questo monte è costeggiato dalla Strada Statale 24 del Monginevro che da Torino conduce in Francia, a Claviere, passando per Susa. Nel tratto compreso tra Caselette e Almese, sul fianco del monte sono ben visibili due enormi scritte NO TAV e NO MAFIA. Abitavo proprio lì, in una casa sulla SS24, alle spalle avevo appiccicato il Musinè e davanti i prati che cullavano la Dora Riparia. Per non sentire troppo la mancanza del mio mare, guardavo verso Torino e immaginavo il mare nella pianura. E quando avevo bisogno di sicurezze, giravo lo sguardo dall’altra parte e incrociando il Monviso che salutavo ogni mattina, arrivavo su fino alle più alte vette delle Alpi francesi. Quando arrivai, nel settembre del 2006, due cose mi colpirono dei valsusini. Il loro rievocare sempre i fatti della seconda guerra mondiale, la resistenza partigiana, l’8 settembre,  come se fossero accaduti ieri; e le tantissime bandiere NO TAV appese ai balconi, insieme agli adesivi sulle auto “SARA’ DÜRA”. Queste due cose riconducevano ad un unico comune denominatore: il forte attaccamento al proprio territorio, al proprio ambiente, e la strenua difesa che ne agivano. In quegli anni io stessa sono entrata in forte legame con quel territorio e con la sua gente. Non passa giorno che qualcuno non mi scriva o che io non scriva a qualcuno. Frutto dei tre anni scolastici trascorsi con circa 450 alunni e rispettive famiglie. Adesso che le immagini ci arrivano quotidianamente, le osservo per vedere se conosco qualcuno. Un giorno ho visto F., lo avevo lasciato che faceva la prima elementare; adesso era lì nel corteo colorato insieme ai suoi genitori. Insieme a quelle famiglie che erano sempre presenti ad ogni manifestazione: scolastica, religiosa, culturale o rivendicativa, quando si trattava di tutelare  o valorizzare il territorio c’erano tutti sempre. La cosa che veniva e viene fuori, forte, era ed è che l’equilibrio naturale, con il quale i valsusini vivono in pacifica simbiosi, non deve essere turbato, soprattutto per inutili opere, vettori di sporchi interessi di carattere economico e malaffaristico. Le scritte sul Musinè parlano chiaro, non c’è nulla da interpretare, è tutto stampato lì con quattro semplici parole: NO TAV NO MAFIA.

(pubblicato su La Riviera del 4.3.2012)

 

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