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Un mio articolo su Zoomsud.it su libro e album di Francesco Guccini.

Una volta, per scrivere c’erano i pennini, non c’erano mail, sms, chat, ma

solo “pennini che per utilizzarli ti imbrattavi d’inchiostro dalla testa ai piedi”.

Una volta, “il carbone di legna, o carbonella, era usatissimo, non tanto per le grigliate ma per la cucina, prima dell’avvento domestico del gas, e si dice che il ragù alla bolognese non sia più lo stesso se non viene cotto con la lentezza tipica del fornello a carbone, che impiegava anche cinque o sei ore a tirarlo come si deve”. Una volta, “il postino, almeno in città, arrivava due volte al giorno, di prima mattina e nel primo pomeriggio. Il che rendeva felici gli innamorati lontani ch potevano ricevere anche due dolci missive della controparte in una sola giornata”.

“Una volta c’era” è la frase ricorrente nell’ultimo libro di Francesco Guccini, cantautore modenese che conserva un posto speciale nel cuore degli amanti della buona musica d’autore italiana. Il Dizionario delle cose perdute, Mondadori Editore, collana Libellule, è concepito proprio come un dizionario, contiene 25 vocaboli che indicano oggetti, situazioni, persone di cui si avverte la trasformazione moderna. Al vocabolo “giochi” è poi dedicata una suddivisione in altri dieci parole, per dieci giochi che i nostri bambini non usano più. Legato alla tradizione emiliana, Guccini ci accompagna in un viaggio apparentemente nostalgico che, invece, vuole sollecitarci a far tesoro di come eravamo e di come siamo diventati noi italiani. Un’analisi condita della sua particolare ironia, che si legge come un romanzo, di spaccati di vita quotidiana che i nostri genitori, i nostri nonni forse anche, hanno vissuto e ci hanno raccontato: la banana delle acconciature delle mamme, il gioco della pulce, il dentifricio col tubetto che si arrotolava, le sigarette Nazionali da 10 lire, il cinema in cui pioveva e dove si poteva respirare quel senso di Selvaggio West che oggi non c’è più. La quarta di copertina chiude con: “La playlist del nostro passato: oggetti, situazioni, sapori che tornano a cantare.”

Cantare, si, ma per l’ultima volta, per L’ultima Thule, (nome tratto dall’ isola leggendaria, terra di ghiaccio e fuoco dove il sole non tramonta mai). Guccio, infatti, è arrivato non solo in libreria, ma anche nei negozi di dischi, con il suo ultimo, proprio ultimo, album. Il cantautore ha, infatti, dichiarato, che questo sarà il suo ultimo lavoro musicale, che d’ora in poi si dedicherà soltanto alla scrittura. A 72 anni, il nostro beniamino ci saluta con un album che, come il libro, come se insieme costituissero un’opera unica, ci fa ritrovare frasi come “Quando è stata quell’ultima volta/ che la vedi e la senti parlare/ quando il giorno dell’ultima volta/ che vedrai il sole nell’albeggiare/ e la pioggia ed il vento soffiare/ ed il ritmo del tuo respirare/ che pian piano si ferma e scompare”. Sembra un mettere le mani avanti, sembra un attendere che arrivi l’ultima alba dopo aver passato le Notti, e scrivere nella Canzone di notte n.4 “ehi notte, che mi lasci qui immaginare/ fra buio e luci quando tutto tace/ i giorni per la quiete e per lottare/ il tempo di tempesta e di bonacce/ notte tranquilla che mi fai trovare forse, / la pace”. Appare stanco Guccini, ma stanco di questa Italia, “una donna che balla sui tetti di Roma,”, tanto da far dichiarare ad un pagliaccio, nel suo testamento, che al suo funerale vorrebbe “tutti gli amici con gli abiti migliori come a festa… con in testa sei politici e un cardinale… uno stilista mago del sublime, una troietta di regime,chi si svende per denari trenta, un onesto mafioso riciclato, un duro, puro e cuore di nostalgico, travestito da quasi democratico e che si sente padrone dello Stato” , con reinterpretazione strumentale dell’Inno di Mameli a chiusura del brano. Un altro brano dedicato agli Artisti in cui si autodefinisce piuttosto “artigiano…fabbrico sedie e canzoni, un grappolo di illusioni che svaniscono dalla memoria e non restano nella memoria”. Niente di più sbagliato. Nessuno di noi, di chi ama questo gigante (anche in senso letterale) della musica italiana, laureato ad honorem maestro elementare e scienziato umano, potrà mai dimenticare le sue canzoni, anche se non ne inciderà più, anche se non farà più concerti, come ha detto. Peccato!, perché andare ad un concerto di Guccini è un’esperienza da fare. Quindi, cercate le ultime date. Ma non cercatele in Calabria, non ci saranno. Nei suoi 45 anni di carriera, Guccio è venuto in Calabria soltanto 4 volte: a Reggio Calabria il 6 marzo del 2000, a Catanzato il 21 aprile del 2004 ed il 30 marzo del 2007, l’ultima volta è stato a Rende il 18 giugno del 2010. Se ci saranno pochi concerti di chiusura, bisognerà, come si faceva prima del 2000, raggiungerlo da Napoli in su.

E per parlargli un attimo con le sue stesse parole: “Non rimpiango tutto quello che mi hai dato… anche se tutto il mio tempo con te non dimentico, perché questo tempo dura ancora. Vedi caro, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già”. Perché, potrà un giorno anche accadere che svanirai dalla memoria e non resterai nella memoria, ma noi non ci saremo!

Francesco Guccini, Dizionario delle cose perdute – Libellule Mondadori – 144 pagine, 10 euro

Francesco Guccini, L’ultima Thule, Etichetta Capitol/EMI – 8 brani e una traccia video, prezzo dai rivenditori.

 

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