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Trent’anni, ha solo trent’anni e già tanti ricordi. Come se ne avesse il doppio. Partendo da questo,

appare comprensibile l’incipit: “A tredici anni ero già morto un paio di volte”. Sembrerebbe nostalgico, ma in realtà ha registrato tutto, ogni singola cosa sin da piccolo e, come memoria satura, il suo hard disk invoca un backup. Immagino nasca così il libro di Daniel Cundari, Istruzioni per distruggere il vento, appena arrivato nelle librerie da Rubbettino Editore.

Se avete bisogno di parole, se vi mancano, qui le trovate. Cinquantotto capitoli, in cui il numero corrispondente ne è il titolo. E che altro titolo poteva darsi? Arduo provare a scovarlo tra gli scritti; per farne il titolo, bisognerebbe riscrivere tutto il capitolo. Difficile stendere, con parole nuove, una recensione (ovviamente elogiativa) di questo scritto, la poesia che si ritrova è insuperabile. Per quanto ci si sforzi, non si potranno trovare altre parole. E’ già opinione condivisa che in questo libro di Cundari, già conosciuto come poeta, non v’è distinzione tra prosa e poesia, non si scorge il limite tra l’una e l’altra, è un tutt’uno.

E’ un fiume in piena, lo scrittore, che defluisce verso cartelle di files: specialità gastronomiche e singoli ingredienti “Come potrei raccontarle l’essenza di questi odori?” ; brutture del territorio “Come farle comprendere che ogni lettera di queste parole è un pezzo di pelle che va via, un lembo di vita, un infarto eterno?”; la lotta estetica tra Cosenza e Rogliano agli occhi del giovani. Un esultanza di virgole, per legare i pensieri che giungono come acqua di cascata: per la Calabria. Al capitolo sette Cundari pone una domanda: “Lei crede davvero che la gente sappia cosa sia la Calabria?…Lei crede davvero che sia solo un’orgia di morti ammazzati, di preghiere indurite in dialetti indecifrabili pronunciate da analfabeti pronti a vendere l’anima al diavolo per qualche centesimo, una terra fatta di alluvioni, disordini, bambini rapiti degli esofagi inospitali dell’Aspromonte, di nosocomi vecchi e lasciati allo sbando da politici affaristi?”

E allarga lo sguardo, va oltre il suo territorio, percorre tutta la Calabria, e scavalla il Pollino, il respiro diviene nazionale prima “Adesso c’è chi si ubriaca di tette e musica neomelodica con la sua lista di amici nei palazzotti del potere, la lirica è stata messa al bando dai minimalisti d’accatto, la gente non sa che pesci pigliare e resta appiccicata ai divani e alle televisioni per ore ed ore”, internazionale poi “E Granada? La città impossibile, l’hai mai vista?” …il Messico…il Mozambico… il teatro giapponese… New York… Rio de Janeiro.

E’ un taccuino colmo di appunti sui calabresi e sulla calabresità, “Anche noi calabresi sogniamo”. Non si legge velocemente questo libro, bisogna assaporarlo; e poi bisogna star con il libro in una mano e nell’altra Wikipedia a colmare le proprie lacune in quanto a citazioni, nomi e cognomi di poeti scrittori pittori artisti insomma, e tutti i lemmi non ancora contemplati del vocabolario personale. Ma si legge piacevolmente, o di seguito o aperto a caso, è sempre una gradevole scoperta, fino alla fine quando si accoglierà il suo invito a fermarsi da lui che possiede “il manuale con le istruzioni per distruggere il vento”.

Daniel Cundari, Istruzioni per distruggere il vento, Rubbettino, 112 pag, € 10,00.

Pubblicato su Zoomsud.it a questo link

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