Durante l’omelia della Messa delle Ceneri, ieri il Vescovo di Locri, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ha incentrato il suo intervento sul particolare momento storico che stiamo vivendo. Ha detto che è necessario prendere coscienza della realtà storica che stiamo scrivendo e che suona come un campanello d’allarme e sollecita lo sguardo di fede; accogliere questo tempo come il “tempo favorevole” di cui parla San Paolo. Il riferimento chiaro è alle dimissioni di Papa Benedetto XVI, un Papa stanco che non ce la fa più di fronte al peso odierno della Chiesa. Il Papa stesso, durante l’omelia della Messa inaugurale dell’Anno della Fede, da egli stesso voluto, aveva parlato di desertificazione della Fede e si chiedeva: dove sta andando la Chiesa? Il peso di dover far fronte alla secolarizzazione incalzante, associata ad una modernità che allontana dai valori cristiani.
Si sofferma sulla scelta del nome di Benedetto XVI. Un nome non preso a caso ma meditato e fortemente voluto, a ricordare il San Benedetto costruttore dell’Europa, colui il quale sulle macerie della dissoluzione dell’Impero Romano sotto le invasioni barbariche, iniziò la ricostruzione dell’Europa. “Noi siamo l’Europa” ha sottolineato il presule, e il Papa ha lavorato tanto per favorire il dialogo tra modernità e Vangelo. Ma non è stato accolto da tutti, il grande rifiuto dell’Università la Sapienza, ad ospitarlo nel 2008 per l’inaugurazione dell’Anno Accademico, fu un grave errore verso la proposta di dialogo che il Papa andava ad offrire, il dialogo tra la critica della fede e la critica della ragione, come si lesse nell’allocuzione che avrebbe dovuto tenere. Un grave errore, perché al di là di ogni credo religioso, ci si riunisce attorno alla ragione, è attorno a questa che si discute, allontanando l’individualismo ed il relativismo. Essi portano alla negazione della verità oggettiva della dignità dell’uomo. Sono principi non rinunciabili, l’individualismo ha portato mali come il nazismo, il comunismo, il fascismo e la dignità dell’uomo non può essere lasciata in balìa della Storia.
La modernità che dialoga con il Vangelo tiene presente che la Chiesa difende il valore del matrimonio fondato sull’unione di uomo e donna, atti alla procreazione. Se non ci può essere procreazione, allora non ci può essere matrimonio. A cosa serve l’ostentazione del matrimonio omosessuale che vediamo quotidianamente? Altra cosa è il riconoscimento delle unioni da parte delle leggi di uno Stato. Ma non della Chiesa. Un’altra riflessione, il Vescovo,l’ha rivolta anche all’esempio che diamo ai più giovani, dei messaggi che gli adulti mandano loro, in maniera diretta, o indirettamente attraverso parole e azioni, e fa l’esempio del presidente Barack Obama che ha sminuito la gravità dell’uso delle droghe leggere. Concludendo, il presule ha esortato i credenti a chiedersi: Da che parte stiamo? E’ questo il tempo favorevole per assumersi responsabilità e prendere posizione di fronte alla Storia.
Il 28 febbraio, nella Cattedrale di Locri, alle ore vespertine, il Vescovo pregherà insieme ai fedeli che lo vorranno, per Papa Benedetto XVI che nelle stesse ore concluderà il suo pontificato.
(pubblicato su ZoomSud, a questo link
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