(articolo pubblicato su Zoomsud.it a questo link)
Il Consiglio Regionale della Calabria conta 50 consiglieri. Di queste solo 2 sono donne. E ci sono arrivate da poco, da quando le elezioni del Parlamento hanno portato a Roma i Consiglieri Caridi e Aiello, che gli elettori hanno promosso a Deputati della Repubblica Italiana. In tal modo, i primi due non eletti hanno preso il loro posto. E’ toccato a due donne: Gabriella Albano, da Catanzaro, e Tilde Minasi, da Reggio Calabria. La prima cosa che salta agli occhi è che se non ci fossero state le elezioni nazionali, la Calabria non avrebbe avuto donne in Consiglio. La seconda è, che una volta preso atto della situazione, ci si può chiedere: cosa potranno mai fare due sole donne tra 48 uomini? Bene, a giudicare dalle ultime settimane, possono “fare un quarantotto”! Mi si passi l’espressione, che se solitamente usata per indicare confusione e disordine, qui vuole essere indicativa delle novità che stanno provando a portare, dell’innovazione dei percorsi politico- governativi. Da qualche settimana, infatti, le due Consigliere regionali, stanno incontrando tutte le organizzazioni (istituzioni, associazioni, Ordini professionali, centri antiviolenza) che, a vario titolo, in Calabria si occupano di violenza di genere. Sotto l’insegna della parola INSIEME, stanno costruendo una proposta di legge regionale di contrasto al fenomeno della violenza di genere. Prima a Reggio Calabria, presso la sede del Consiglio Regionale, hanno incontrato le Istituzioni. Poi, nella medesima sede, Tilde Minasi ha incontrato le organizzazioni, e stessa cosa ha fatto ieri Gabriella Albano a Catanzaro presso la sede della Giunta Regionale. Incontri molto partecipati, in cui i presenti hanno avuto modo di visionare e avere copia della proposta di legge per poterne discutere INSIEME e suggerire eventuali integrazioni e/o modifiche.
La legge ha un buon impianto. Partendo dalla L.R. n. 20 del 2007 (promozione dei centri antiviolenza), prende spunto dalle 3 P della Convenzione di Istanbul: prevenzione, protezione, punizione; punta alla creazione di una Rete regionale antiviolenza, attraverso iniziative di prevenzione e sensibilizzazione, interventi di protezione, sostegno e reinserimento delle vittime. L’articolato proposto, mira a creare un centro di coordinamento presso le Aziende ospedaliere e le Aziende sanitarie. Di particolare interesse è la previsione di istituire un percorso di accoglienza dedicato, in ogni Pronto Soccorso. Altri punti cardine sono: la Formazione, organizzata d’intesa con Forze dell’Ordine e Autorità Giudiziaria, destinata a tutti i soggetti della rete, compresi operatori sanitari e sociali e la polizia locale; la stipula di protocolli d’intesa con la Direzione Scolastica Regionale e gli Uffici Provinciali per iniziative e programmi educativi; la creazione di un Centro Raccolta e Analisi degli indicatori di violenza di genere, come Osservatorio del fenomeno. Da sottolineare che la proposta di legge non parla solo della violenza sulle donne ma, parlando di violenza di genere, fa esplicito riferimento anche a casi di omofobia. Infine, viene prevista una clausola valutativa secondo la quale, ogni anno, la Giunta regionale riferisce al Consiglio regionale sullo stato di attuazione della legge.
Dal dibattito scaturito, in entrambi gli incontri, è emerso che le associazioni, gli ordini professionali, i centri antiviolenza hanno dichiarato di essere molto favorevoli a questo metodo di partecipazione all’attività politica della Regione, specialmente quando si tratta di argomenti così importanti per la vita dei cittadini. In particolare, nell’incontro di ieri a Catanzaro, si è rilevato che lavorare INSIEME non può che far bene a tutti. Una curiosità: l’on. Gabriella Albano si è presentata all’appuntamento a Palazzo Alemanni con una spilla sul bavero della giacca: un tondo rosa con la Calabria al centro ed intorno la scritta: La Calabria è contro la violenza sulle donne. Spilla che, all’indomani dei fatti di Corigliano, l’omicidio di Fabiana Luzzi, su invito della Albano, tutti i Consiglieri regionali hanno indossato; spilla che sarà presto disponibile per chi abbia voglia di attaccarsela addosso.
Le proposte avanzate durante il dibattito sono state notevoli, con raccomandazioni alla Regione a creare sì la Rete ma a sostenerla nella crescita e manutenzione poi, dopo la creazione; di voler impegnarsi a ricucire i nodi sciolti della rete esistente, come per esempio il finanziamento e rifinanziamento dei Centri antiviolenza, la diffusione in tutti i Comuni del Servizio Sociale Professionale ed il potenziamento dei Servizi Sociali delle Aziende Sanitarie, nonché l’impegno a difendere la legge stessa. C’è un altro dato da sottolineare ancora: questi incontri sono anche serviti a far conoscere tra loro le varie realtà calabresi, di cui molti non ne avevano contezza. A tal proposito, è stato proposto alla Regione di dotarsi in brevissimo tempo di un elenco ufficiale, fruibile da tutti, delle organizzazioni che sul territorio si occupano di violenza di genere. In attesa di nuovi appuntamenti, appare che in definitiva, da più parti si dice INSIEME si può, le donne stanno dimostrando che INSIEME si deve.
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