24.01.2011 Ho sempre apprezzato Albanese, lo seguo dagli inizi e mi diverte molto. Epifanio, Alex Drastico, Frengo, il Sommelier, il Ministro della Paura, giusto per citare alcuni tra i suoi personaggi, ci hanno mostrato la sua bravura. Con Cetto Laqualunque, sin dall’inizio non mi ha entusiasmato granchè, probabilmente per via del linguaggio che non trovo adeguato alle orecchie dei ragazzini i quali, comunque, guardano la tv. Ma, finora, di Cetto avevamo visto solo Cetto e il suo palchetto adornato a festa e due signorine. Non avevamo immaginato la sua famiglia, la sua casa, i suoi amici e gli amici degli amici, il suo paese, Marina di sopra, i suoi concittadini, la sua terra, la Calabria. E’ qui che si fa il passo avanti, è qui che restiamo “storditi”. Avevamo immaginato che fosse figlio della “forisaggine” , ma non avevamo immaginato che potesse essere figlio della “forisaggine più forisa”. Non dico nulla sui costumi del politico Cetto, laddove si sta dicendo che in confronto alla realtà, lui ne viene fuori come un moderato. Può essere, anzi è!
Ma tutto ciò che gira intorno a Cetto, mentre mi fa sorridere perchè è inevitabile, poi mi fa riflettere. La prima cosa che mi sono chiesta mentre guardavo il film è stata: i giovani che vedranno questo film come reagiranno? Con tentativo di imitazione perchè penseranno (soprattutto in questo particolare momento) che è così che deve andare o capiranno che comportamenti simili sono soltanto degni di essere derisi, condannati ed emarginati? Andando avanti nel film, ho notato che l’arredo casalingo richiama il kitsch di cui si circondano molti per affermare l’esercizio di un qualche potere, così come l’abbigliamento, gli atteggiamenti, il modo di esprimersi. Mi fa pensare anche che la generale situazione politica italiana è simile a quella del film, non solo quella calabra. Se crolla il Colosseo, se crolla Pompei, non accade perchè in Calabria si spostano le “pietre” per costruirci sopra, ma perchè l’incuria ìmpera. I Calabresi con un barlume di ragione sanno che la Calabria non è tutta così. Ma….ecco il ma. Ma io ho visto il film a Torino e avevo accanto a me due torinesi nati, non divenuti. Sentire i loro commenti durante il film, le loro espressioni di meraviglia durante molte scene, mi ha fatto capire che chi non conosce la Calabria può pensare che appena arriva all’aeroporto trova un gruppo folklorisitco che l’accoglie; poi che resta intrappolato nel traffico tanto da poter bivaccare (per inciso, scena già vista in Benvenuti al Sud); poi che tutti camminiamo in megaSUV (e qui mi sono fatta la miglior risata vedendo che il SUV di Cetto è lo stesso, identico, di quello di una delle ragazze di via Olgettina che l’altro ieri abbiamo visto in un servizio giornalistico televisivo. Pure veggente Albanese!) e addirittura saliamo le scalinate; poi, tutte le altre cose del film, fino al punto che vogliamo il Ponte.
E in questo scenario, come faccio io a far capire ai miei alunni cos’è quel pezzo di terra che dà la punta allo Stivale dopo che mi dicono: Maestra sei calabrese? Anche i miei nonni sono calabresi, hanno vissuto un pò in Calabria e poi sono venuti in Italia! ? Perchè, per quei pochi che ancora non lo sanno, faccio parte dell’Onda Calabra, quella vera, in Doichlanda… in Savoilanda!
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