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29.01.2011 Da sempre mi diverto a parlare con mio padre che ha sempre tanti aneddoti da raccontare. Lo ha sempre fatto e ora che ha 77 anni i suoi ricordi sono ancora più preziosi. Stasera il discorso è caduto sul suo servizio militare, svolto al Centro Addestramento Reclute (CAR) di Casale Monferrato, al Casermone, da non confondere con le Casermette (ci tiene a specificare) prima, e a Bari poi. Gli anni erano il 1955/1956. A quei tempi, tra le reclute, era in voga una canzoncina che i soldati cantavano ogni volta che scattava un congedo. Era ritmata sulle note di “La bandiera dei tre colori” e le parole costituivano il saluto dei soldati congedanti ai loro superiori. Mentre mio padre me la cantava, io ho preso appunti e ora butto giù il testo. Cominciate a far risuonare nella vostra mente la base musicale in stile karaoke e poi….

Chi è che la và in congè
Chi è che la và in congè
Siamo del secondo, del secondo ’33.
Saluteremo il caporale
comandante di ramazza
prima ride e poi s’incazza.
Saluteremo il sergentino
comandante di squadretta
brutta firma maledetta.
Saluteremo il maresciallo
comandante di cucina
acqua sporca ogni mattina.
Saluteremo il tenentino
comandante di plotone
rompimento di marone.
Saluteremo il capitano
comandante di compagnia
non comanda a casa mia.
Saluteremo il maggiore
comandante di battaglione
rompimento di marone.
Saluteremo il colonnello
comandante di reggimento
non comanda ogni momento.
Sauteremo il generale
comandante di tutti quanti
non comanda i congedanti.

E così, in allegria, si lasciavano partire i commilitoni.

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