30.01.2011 Potevo farmi sfuggire il dopopranzo? Giammai! Mio padre è di Delianuova, ha sempre vissuto lì fino al matrimonio con mia madre che fu celebrato nel 1966. La sua giovinezza la trascorreva divertendosi con birichinate tra coetanei e osservando ciò che facevano gli adulti in quel paesello preaspromontano, caratterizzato, fisicamente, dall’unione di due quartieri, Pedavoli e Paracorìo; ed economicamente e socialmente da un fiorente artigianato, così fiorente che alcuni adulti erano ubiqui nella loro arte, si poteva trovare il sarto che era anche barbiere. Altri tempi e altri modi di esercitare doppio lavoro.
Nei suoi ricordi oggi troviamo quello di un Tizio che veniva da Piminoro, altro paesino dell’entroterra aspromontano. Tizio girava per i paesi vicini appoggiandosi ad un bastone e quando era da solo era “normale”, quando invece era in presenza di qualcuno, subito i suoi occhi diventavano cisposi, si fingeva cieco e cominciava a chiedere l’elemosina. La sua opera di convincimento presso i conterranei, al fine di conquistare un obolo, era affidata ad una cantilena nella quale Tizio faceva un elenco di nomi “importanti” dell’epoca di cui portava i saluti, finalizzando la richiesta alla causa religiosa. Arrivava nei paesi e recitava così:
Vi saluta Natali Pisani Scrofarìo,
Alessio Galati, Caminiti e Zappia, Gananzi, a tutti.
Vi saluta ‘u principinu don Pinu Scutellà
‘u cavaleri don Cicciu d’a Norgia
‘u stemmusu i mastru Ninu ‘u patataru.
Cinquantasei milioni e milioncini
p’e n’ettaru i terrenu
p’a Diocesi ‘i Oppidu Mamertina!
Non ci è dato sapere se Tizio abbia contribuito o no all’acquisto del terreno della Diocesi.
Share©lenotedimararechichi riproduzione vietata senza citarne la fonte

Follow me: