Una vita da precario/ a recuperar contratti/ nato senza portafoglio/ lavorare è un quadrifoglio/ una vita da precario/ con dei compiti precisi/ a coprire certe zone/ lavorare generosi/ lì/ sempre lì/ lì nel mezzo/ della tua piazza lì…
Chiedo scusa ai fan del Liga, ma… è di nuovo la festa di San Precario, ve lo ricordate? Quello al cui fianco siedono la Santa Maiassunta e il Beat’Isfruttoancoraunpò. Stavolta organizza l’impresa specializzata in grandi eventi “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta!” Ma dai, so’ ragazzi…si dirà. Eh no! E’ qui che ci si sbaglia: so’ trentenni e quarantenni, so’ adulti, so’ padri e madri di famiglia, so’ figli di famiglia, e sò tutti mono o pluri-laureati. Sono stagisti, impiegati, insegnanti, ricercatori, architetti, musicisti, collaboratori, giornalisti… Persone, uomini e donne, per la piazza. Numeri, per il datore di lavoro: pubblico o privato che sia. Numeri da sottoporre a tutte le meraviglie della matematica: dalle quattro operazioni alle equazioni per costruire teoremi, che fanno stare in piedi Istituzioni, Aziende ed Enti, al pari dei pilastri di un palazzo antisismico.
E se non ci fossero?
Ehi tu, dico a te. Tu che pubblicizzi i prodotti efficienti ed efficaci della tua Azienda e riesci a venderli sempre di più; e tu, che predichi per mesi quanto è stato culturalmente elevato il tuo evento e quanto pubblico e che risonanza!; e tu, che sei fiero della tua linea editoriale e che sprizzi orgoglio da tutti i pori quando vedi che il tuo giornale deve alzare la tiratura o quando l’Auditel ti ha fornito dati confortanti che ti confermano l’alta professionalità dei tuoi collaboratori; e Tu, si, proprio Tu,che ancora riesci a garantire servizi essenziali, costituzionalmente previsti, ridotti al minimo, al meno dell’indispensabile, contrastando direttive superiori e norme che tu stesso hai pensato, scritto ed approvato; voi tutti, ci avete mai pensato? Se tutti quanti cominciassero, anzi cominciassimo, ad usare la frase del film “Quinto potere” per urlare, senza alzare la voce, ma attraverso il nostro comportamento “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”; se lo facessimo già dalla prossima volta che qualcuno di voi ci volesse ingaggiare, cosa accadrebbe? I vostri palazzi crollerebbero, i vostri imperi mostrerebbero crepe; semplicemente per effetto delle scosse provocate dal prossimo che verrà e accetterà ciò che offrite, ma non porterà la professionalità che voi cercate; che avevate lì con voi ma che non avete saputo, gelosamente, custodire. Anche per voi, è il momento di pensarci adesso, la vita non aspetta!
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