Siamo nelle settantadue ore che per ogni cristiano sono le più importanti dell’anno. In tutto il Mondo, chi prima e chi dopo, per questioni di fuso orario, si è immersi in un’atmosfera di contestuali dolore e gioia. Si accoglie il dolore con la riflessione, il pensare o il dubitare, forse l’immedesimarsi. Si prepara la gioia con la speranza e la certezza che ad un dolore deve seguire una gioia; è la speranza che ci alimenta. E’ la voglia di sorpresa.
Sono stata, come sempre, alla messa “In Coena Domini” nella mia Cattedrale, a Locri. Si, si, la Messa “della lavanda dei piedi”, quella in cui ci si preoccupa se il calzino del “lavato” ha o no il buco e se i piedi profumano di menta o di formaggio. Quella Messa che non ha fine, dove nessuno ti dice: andate in pace, anzi…Restate qui con Lui, chè è stato lasciato solo dopo aver servito tutti.
Ha presieduto la celebrazione il Vescovo e nell’Omelia ha detto qualcosa che a parer mio non deve esser lasciato lì, tra le mura dipinte e scrostate, corrose dall’umidità, ma deve essere portato fuori e lanciato oltre il sagrato, verso tutte le strade: -Basta! Non bisogna più dire “la Chiesa” ma “la comunità cristiana”! Il Papa, i Vescovi hanno già detto e parlato troppo. Adesso devono tacere. Adesso sono i cristiani che devono svegliarsi: svegliatevi Cristiani! Ognuno di noi ha una propria Responsabilità, che deve essere esercitata nei tempi e nei modi che gli vengono richiesti dal mandato che ha scelto sulla terra. E l’importanza del Servizio al prossimo, dal più prossimo al più lontano, non solo in senso fisico… E’ questa la via per il cambiamento del nostro territorio. –
Il nostro territorio conta il 90% di cristiani dichiarati. Assai assai. Potenzialmente siamo un Paradiso sulla terra, uguale a quel giardino di cui già avevamo udito. Effettivamente ci sta bene il Purgatorio, ci consideriamo anime imperfette, che hanno bisogno di purificarsi infinitamente, che mai potranno stare al cospetto di Dio. Ha ragione il Vescovo, svegliamoci! Eleviamoci! Scrolliamoci di dosso i fardelli, che indossiamo e che ci addossano e ci rendono pesanti, e ricostruiamo il nostro Paradiso. Prendiamocene cura, coccoliamolo, amiamolo! Non solo in quelle settantadue ore, ma in ogni ora di ogni giorno.
E poi, pensiamo bene ai nostri vescovi: BregantINI prima, FiorINI MorosINI ora: ce li mandano tutti col diminuitivo, come se noi meritassimo pretINI, omINI, piccolINI, nani. Da un lato va bene così, immaginate un Bregante e un Moroso, però… E qui sta la Sorpresa: non sono nani, sono giganti!
Con gli Auguri di Buona Pasqua, al 100%!
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