Tabularasa anche quest’anno! Il giornale online Strill.it ci sta abituando a far Tabula rasa e Tabula rosa. Così, immediatly, mi vien da dire: di là gli uomini, di qua le donne. Che se guardi il programma di Tabularasa lo vedi subito che è cosa da uomini. Ma questa è un’altra storia, non mi voglio distrarre altrimenti dovrei dire che Tabularosa è cosa da donne secondo il pensiero di uomini. Sarebbe carino andare a Reggio una sera di queste sere, anche solo per sentirsi parte della kermesse, ma la cosa è così seria che se non ci vai tu, loro ti raggiungono a metà strada. La premiata ditta Branca-Mortelliti, infatti, ha pensato bene di non restare chiusa dentro il perimetro reggino e di andare oltre, verso la provincia: Scilla., Gambarie, Rosarno, Catona, Monasterace e Africo ospitano alcuni tasselli di Tabularasa. Domani sera, per l’appunto, accolti dalla ditta LaRiviera-Condarcuri, arriverà ad Africo. In piazza, Oliviero Beha converserà con Mimmo Gangemi, Leonardo Metalli, Leopoldo Lombardi, Francesco Munzi e Gioacchino Criaco. Si parlerà del viaggio e delle terre di frontiera. Ahhh, ma io vado ad Africo stasera! Voglio vederli da vicino questi sei uomini , sei, di penna, parola e macchina da presa. Viaggiatori, osservatori dei viaggiatori, redattori di viaggi sulle gambe o con la mente. Voglio fare un viaggio anch’io, e voglio vederla la frontiera Africo. Dunque, mi preparo. Faccio la lista di cosa portare con me: oggetti, accessori, e anche l’abbigliamento. Uno che va in frontiera deve essere ben equipaggiato. Come vestirsi? Quando si va in luoghi del genere è molto adatto un abbigliamento stile Safari, da esploratori (d’altronde da Africo ad Africa il passo è brevissimo), ma non come quello di Lady Marianna in Sandokan, no. Una cosa moderna ci vuole, abiti trendy e passaggio dal parrucchiere e dall’estetista: bisogna dare una certa immagine. Si va ad osservare il luogo e gli abitanti, di cui si è tanto sentito parlare e si è tanto letto in cronaca. E non ci si dovrà confondere con gli indigeni che saranno vestiti da “cummari i ruga c’u muccaturi ‘a testa” nel monocolore nero; bisognerà distinguersi, far vedere che si arriva da fuori, che si porta un modello di vita diverso, sfoggiando atteggiamento solidale. Magari portare anche un progetto di sviluppo che non guasta mai, ovviamente di legalità è meglio, fa più presa. Nella borsa, una lente d’ingrandimento per meglio scrutare, da tirar fuori ad ogni piccolo elemento potenziale generatore di stupore. Poi, la macchina fotografica: non per immortalare natura marina di Capo Zefìrio e montana delle pendici d’Aspromonte, no di certo. Serve per documentare “la flora e la fauna” che starà intorno. Ecco, direi che l’equipaggiamento base è pronto, posso partire per la frontiera. Di cosa sarà fatta, poi, questa Tabularasa? Voi restate chiusi in casa, passeggiate sul lungomare, fate come credete, ma io vado ad Africo stasera.
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