(articolo pubblicato sul mensile L’Eco del Chiaro, numero doppio lug/ago 2012,)
Ho conosciuto una donna di Mammola. Non l’ho incontrata al mercatino, non l’ho incontrata in piazza, non l’ho incontrata sul lungofiume, non l’ho incontrata al mulino. Donna Rosa Giovanna Gallucci l’ho incontrata su quella piazza virtuale che è internet. E vi racconto come. All’interno del rinnovato dibattito in corso sulla presenza femminile della società moderna, nell’avvicinarsi dell’8 marzo scorso, una professoressa romana, Maria Pia Ercolini, ha lanciato sul web la proposta di fare una ricerca sulla “toponomastica femminile”, cioè contare le vie delle città italiane dedicate alle donne. Su Facebook è stato creato il gruppo dedicato e da tutta Italia abbiamo risposto all’appello della Professoressa e ci siamo messe a ricercare, ognuna nella propria città, anche usando lo stesso Facebook. Ed ecco che un giorno mi scrive un mio amico appassionato di fotografia e mi dice che ricorda che su un numero del mensile Foto Cult degli anni scorsi c’era un servizio dedicato ad una donna fotografa di un paese qui vicino. Dopo pochi giorni riesce a farmi avere la copia dell’articolo in questione, pubblicato sul numero di giugno del 2004. E così scopro che “la fotografa” è Rosa Giovanna Gallucci, di Mammola. L’articolo a lei dedicato è stato scritto da Vanda Zavaglia, sua figlia, ed ha per titolo Antropologia di un microcosmo. Non lo leggo, voglio cercare ancora, la curiosità aumenta. Attivo, pertanto, un canale amicale direttamente a Mammola e riesco ad entrare in possesso del catalogo della mostra che si tenne a Mammola nel 2000. In quell’anno, dal 12 agosto al 12 settembre, infatti, nei locali delle Scuole Elementari, venne ospitata la mostra sulle Foto Gallucci, dal titolo Un passato vicino e lontano. Usi e costumi sociali in un paese rurale della Calabria dagli anni ’20 agli anni ’50. Foto Gallucci, sì. Perché Rosa Giovanna aveva anche due fratelli, Nicodemo e Piero, che con lei hanno condiviso la passione per la fotografia, divenuta poi lavoro negli anni dal 1927 al 1985. In realtà, Nicodemo era insegnante, ma non poteva fare a meno di apprendere l’arte della fotografia che si respirava in famiglia e fu lui che, alla morte del fratello Piero, trasmise a Rosa Giovanna i cenni basilari dell’uso della luce e del chiaroscuro. Per inciso, c’è da credere che i Gallucci abbiano qualcosa nel DNA che li porta alla passione verso la branca dell’elettromagnetismo che spiega i fenomeni ottici: infatti, anche il figlio di Nicodemo, Vincenzo, da diversi decenni ha un famoso laboratorio di ottica a Locri. Ma torniamo a Rosa Giovanna. Le nozioni che Nicodemo le aveva trasmesso, in pochissimo tempo ella le seppe trasformare in tecnica fotografica personalizzata. Arrivò addirittura a preparare da sé i liquidi per lo sviluppo e la stampa, tra alambicchi e polveri chimiche. Nel tempo in cui Photoshop non era neanche nella mente di Dio, Rosa Giovanna riusciva a ritoccare i negativi. Una donna che meritò il titolo di Donna (femminile di Don). In un’epoca in cui le donne erano considerate soltanto madri, mogli, figlie da tenere in casa, da non lasciare mai uscire da sole, ella dall’età di 16 anni, nel 1936, riuscì a divenire l’unica donna di Mammola a non essere sarta o contadina o tessitrice e a svolgere un lavoro considerato maschile. Una volta, il suo fornitore di materiale fotografico le disse: “Siete l’unica donna che servo da Napoli in giù”. Ed erano lontani ancora gli anni delle rivendicazioni femminili. Anche in questo Rosa Giovanna era ed è all’avanguardia, e senza saperlo. Ecco perché a lei bisognerebbe guardare come esempio di donna che ha saputo essere cittadina del mondo, seppur chiusa nella normalità di una vita di paese. Oggi ha quasi 90 anni, vive a Roma con la figlia Vanda e di tanto in tanto d’estate ritorna a Mammola. Dal punto di vista della mia curiosità, avrete capito che è soddisfatta in parte, manca l’ultimo tassello: conoscere di persona Donna Rosa Giovanna. Dal punto di vista della ricerca sulla toponomastica femminile, invece, è il caso di prenotare una via o una piazza di Mammola da intitolare, in un futuro lontano da venire, a Rosa Giovanna Gallucci.
Mara Rechichi
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