L’ignoto, pur se per definizione rimane sconosciuto, prende, comunque, una certa configurazione nella mente di ognuno. Così, dal momento che la massoneria, nonostante le informazioni che dà su se stessa, conserva caratteri ignoti,
ho provato a farmi un’idea sul massone-tipo. Prima di tutto, mi sono trovata di fronte alla necessità di distinguere tra massone e massaro, perché nel linguaggio quotidiano è facile confondere i termini. Per cui, il primo è uno che lavora al chiuso per costruire la cascina con cazzuola e cemento, il secondo è uno che nella cascina ci abita e lavora all’aria aperta portando gli animali al pascolo.
Il massone-tipo, prima di diventar massone, ha un po’ di fatica relazionale da esercitare per poter chiedere l’iniziazione. Allora esce di casa, si reca nei luoghi molto frequentati, intavola dialoghi e lancia battutine che lasciano intendere la sua simpatia verso la fratellanza, ogni tanto strizza l’occhio sottolineando che non è un tic nervoso, fino a quando qualcuno degli astanti, e vai oggi e vai domani, lo avvicina e gli chiede se per caso vuol diventare muratore del grande architetto dell’universo. E quello contento risponde: “sono pronto”. “Spetta un attimo che devi fare un concorso prima. Che titoli hai? Conosci la filosofia? No? Allora prima studiatela tutta e poi ne riparliamo. Ma non dirlo a nessuno”. E quello se ne va, si chiude in casa a studiare la filosofia, la letteratura, la storia, e poi, dopo mesi, torna a ricandidarsi. Immagino che il percorso inverso, quello della massoneria che cerca di reclutare massoni, sia un attimo diverso. Perché se il massone avvicina un tizio e gli chiede se vuol diventare muratore del grande architetto dell’universo, fino a qualche anno fa poteva trovarsi una risposta del genere: “no, grazie, sto studiando da avvocato”. Oggi, invece, la risposta sarebbe: “si, grazie, stavo giusto cercando un lavoro qualsiasi. Sa, la crisi… quando cominciamo?”, per vedersi licenziato ancor prima di cominciare. E alla domanda: “vuoi la luce?”, la risposta sarebbe: “mercato libero?”. Per il rito di iniziazione, vi invito a guardare Alberto Sordi ne “Un borghese piccolo piccolo”, spiegazione esemplare!
Il massone-tipo, dopo che è entrato a far parte della locale Loggia esce di casa al mattino presto, che (perdonami Guccio!) “solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora”, vanno a prendere tutti i giornali, passano dal barbiere a dare una spuntatina al capello ed alla barba (se bianchi è meglio che fa “tanto saggio”), caffettino al bar più chic della città, tra uno sguardo d’intesa, uno di riverenza ed uno di corteggiamento, e poi dritto a chiudersi nello studio a leggere prima le pagine di politica, poi quelle economiche, poi la cultura, poi la cronaca. Sorride se tutto va come deve andare, prende appunti su qualcosa di distorto. All’avvicinarsi del mezzogiorno, quando la moglie devota ha il pranzo quasi pronto, lui le comunica che oggi sarà fuori per un pranzo d’affari, prende un grembiule da un cassetto della cucina, mentre la moglie s’infuria “a casa non mi dai una mano e per pranzare con gli amici, ti metti addirittura a cucinare ?!”. Poi passa dal garage a prendere la borsa con dentro gli abiti da lavoro e si dirige verso il tempio dove troverà i fratelli della fratellanza che lo attendono, tra colonne e sole splendente; tirerà fuori insegna e gladio e seguendo il rito della Loggia farà bella mostra delle proprie conoscenze, perché egli è un uomo migliore di se stesso, membro esemplare della società civile. A pomeriggio inoltrato torna a casa, depone gli abiti e gli attrezzi da lavoro, porta la moglie devota a cena nel migliore ristorante della costa, o anche a teatro, o al cinema, o alla presentazione di un libro (mai tralasciare il nutrimento della mente e della conoscenza!), distribuendo saluti, sorrisi, galanterie, strette di mano. Quando è ora di dedicarsi al riposo, ripensa alla sua giornata con il corpo disteso su candide lenzuola, la testa poggiata su soffice cuscino, e si sente soddisfatto di ciò che ha costruito durante la giornata. La moglie devota lo accarezza, gli dice che lo perdona per essersi assentato durante il pranzo e lo ricopre di dolci parole, lui risponde con effusioni amorose. Effusioni si incrociano ad effusioni, carezze, baci, sorrisi, ed ecco che lui esclama: “cara, aspetta un attimo, la testa deve guardare al Grande Oriente!”
(Articolo pubblicato su Zoomsud.it il 15 luglio 2012)
Share©lenotedimararechichi riproduzione vietata senza citarne la fonte

Follow me: