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melavagnaSarà pure finita la scuola oggi, ma mi tocca studiare. Domani ho un esame importante e devo prepararmi. Eh, ma non pensate che finora io abbia perso tempo e mi stia mettendo a studiare adesso, in stile “memorizzo tuttoinunanotte”. No, no. Per questo esame speciale, bisogna prepararsi a rispondere a delle domande su se stessi, e son cose che si sanno già. E si sanno bene. Però un ripasso è  meglio farlo.
Allora, vediamo. Dovrò ricordarmi bene chi sono, come mi chiamo, dove sono nata e quando, dove risiedo, il mio codice fiscale, se sono sposata, quanti figli ho, se ho la patente e se sono automunita. Poi, dovrò dire dove lavoravo e per quanto tempo, che tipo di lavoro era. Dovrò citare le date esatte dei vari titoli di studio conseguiti, sperando di non confonderle tra loro. Poi dovrò dire quali sono le lingue straniere che conosco: parlata, scritta, tecnica; livello scolastico, autonomo, linguamadre; poco, abbastanza, discreta, buona, ottima. Poi toccherà ripetere quali sono le conoscenze informatiche: word, excel, power point, internet, posta elettronica; poco, abbastanza, discreta, buona, ottima. E vai, dopo, con l’elencazione delle precedenti esperienze lavorative, presso, dal al, mansione ricoperta, responsabilità.
Ed ecco che poi la cosa si fa un tantino più complicata. Quando arriva il momento di rispondere a Mansioni e Aspirazioni: obiettivo occupazionale, aspirazione professionale. E’ da quando sono nata che mi chiedono: cosa vorresti fare da grande? Domanda a cui si dovrebbe rispondere con altra domanda: quando si diventa grandi?
Meno male che poi ci si avvia alla conclusione, attraverso l’ultima parte dell’esame che suscita ilarità, al limite del grottesco. L’esaminatore che ti sta davanti assume un atteggiamento da manuale di colloquio psicologico, tendente al psicoterapeutico, con il corpo proteso verso di te, le mani sulla scrivania verso di te, ti guarda negli occhi, e ti fa: Da quanto tempo sta attivamente cercando lavoro? Ha frequentato percorsi orientativi? E’ al corrente della nuova normativa che regola il mondo del lavoro? Mi dica quali, tra queste azioni ha compiuto per trovare lavoro: pubblicazioni e inserzioni, curricula inviati, utilizzo rete di conoscenze, visite ad agenzie interinali, attività di orientamento, siti visitati, stage e tirocini, corsi di formazione, altro.

So già che mi tratterrò dallo scoppiare a ridere, ma dovrò resistere. Per farlo, allora magari potrei mettermi a raccontare all’esaminatore di come il tempo passi velocemente come se qualcuno, di nascosto, dia un movimento più rapido alle lancette; di quanti amici e colleghi ho conosciuto dentro un attestato. Potrei anche dirgli che adoro leggere Il Sole 24Ore, compresi gli inserti ed i magazine. Potrei, poi, dargli gli indirizzi web dei siti sui quali scrivo “per passione”, potrei mostrargli la mia bussola, fargli vedere le Carte Millemiglia e Frecciarossa, la tessera punti del supermercato, la tessera del FAI, quella di Feltrinelli e Mondadori, potrei mandargli un tweet e chiedergli amicizia su Facebook.  Infine, potrei fargli vedere la foto della pergamena di Laurea con sopra, testardamente, scritto Università della Calabria…

Sappiate, oh voi che leggete, che quanto i vostri occhi hanno finora letto, o quanto le vostre orecchie hanno finora sentito se qualcuno ha letto per voi, accadrà qui domani. Così. E in migliaia di altri posti in Italia accadrà: similmente, ma con diversi elementi distintivi.  Chè queste son le pre-visioni del docenteattiddì dal nuovo Status di disoccupato.

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