13.02.2011 E’ arrivata la domenica 13 che tutti stiamo attendendo. Tutti, si, con diverso atteggiamento, ma tutti. L’Italia (donne e uomini) che si riconosce nell’appello lanciato dal movimento Di Nuovo, scende in piazza per la Mobilitazione delle donne italiane. Anche la Calabria avrà le sue manifestazioni: a Catanzaro, a Cosenza, a Lamezia, a Reggio Calabria, a Roccella Jonica e a Vibo Valentia, donne e uomini si sono dati appuntamento per mostrare nuda la faccia di noi donne calabre, che ancora viviamo una condizione costantemente indagata in ricerche sociologiche, attraverso l’analisi dei nostri “mondi”: la famiglia, l’istruzione, il lavoro, la cittadinanza.
Mondi che interessano la sfera pubblica e la sfera privata, associati all’emancipazione come processo storico, come orizzonte di vita individuale, come dimensione esistenziale. E i risultati ancora mostrano la donna calabrese in situazione diversa dalle altre donne d’Italia: in ritado. Saremo pure in ritardo, ma siamo decise e determinate ad affermare la nostra identità in tutti i mondi vitali. Nel “mondo famiglia” si osserva che i processi di modernizzazione e di rinnovamento, il passaggio da una società prevalentemente rurale a una realtà modernizzata, hanno portato un mutamento della condizione della donna all’interno della famiglia, nuove modalità di relazione con il marito, con i figli, con i genitori. La possibilità del lavoro per il mercato, oltre al lavoro di cura, ha portato nuovi cambiamenti nella vita quotidiana. Nel “mondo istruzione” le donne calabresi mostrano una maggiore propensione verso l’istruzione accademica, sia rispetto alle altre donne delle altre aree geografiche, sia rispetto agli uomini. Nel “mondo lavoro”, anche in Calabria si registra quella che Laura Balbo chiamò la “doppia presenza”, nel lavoro professionale e nel lavoro familiare, anche in carenza/assenza di servizi sociali. E la questione fondamentale resta che il lavoro in Calabria non c’è e non c’è per le donne, tanto da far emergere un nuovo fenomeno che io chiamo “l’inversione di genere nell’emigrazione”: non sono più i padri a partire per lavorare, ma sono le madri.Nel “mondo cittadinanza”, ovvero ciò che attiene alla politica, basta guardare ai recenti risultati elettorali: nessuna donna siede nel Consiglio regionale calabrese.”Segno di una politica conservatrice, che non investe sulle innovazioni”, fu detto nel 2000 nella medesima situazione. Ciò che emerge, invece, rimanda a processi di esclusione e di autoesclusione delle donne dalla sfera politica, monopolizzata da un solo sesso che impone regole che non agevolano la partecipazione femminile. Le donne crescono in tutti i settori, ma non in politica, anche se resta forte la determinazione ad affermare la cittadinanza attraverso la nascita e/o la crescita di associazioni femminili.
Le manifestazioni di oggi in Calabria evidenziano la necessità di chiudere in un pacchettino con il nastro rosa la visione della “condizione femminile locale” per approdare alla “prospettiva di genere locale”, fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo per il quale il senso dato alle azioni locali piò divenire il senso da dare alle azioni globali (obiettivo richiamato dalle politiche globali di Pari Opportunità). L’operare in forte integrazione nei territori può funzionare da agente di cambiamento, e le donne sono le vere protagoniste del cambiamento, “agenti segreti della modernizzazione”, come ebbe a definirle Edgar Morin. Sono esperienze possibili, di appropriata partecipazione ad un sistema democratico. In Calabria come altrove. Dalla Calabria per l’altrove.
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