Il Presidente Berlusconi intende «denunciare l’influenza deleteria che nella scuola pubblica hanno avuto e hanno ancora oggi culture politiche, ideologie e interpretazioni della storia che non rispettano la verità e al tempo stesso espropriano la famiglia dalla funzione naturale di partecipare all’educazione dei figli». Che ce ne facciamo dei Patti di Corresponsabilità siglati tra ogni singola scuola e ogni singola famiglia, a suggello dei rapporti di collaborazione educativa?
Sono anch’io un’insegnante che inculca idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie.
Ecco un esempio di interpretazione letteraria che non rispetta la verità. Che il buon Giacomo non se la prenda!
A SILVIO
Silvio, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita immortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieto e pensoso, il limitare
Di gioventù risalivi?
Sonavan le inquiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo ululo,
Allor che all’opre mascoline intento
Sedevi, assai contento
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Da giugno a maggio odoroso: tu solevi
Così menare il giorno.
Gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo tuo primo
E di te si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del patern castello
Porgevi gli orecchi al suon della sua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa mela.
Miravi il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orgi,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch’ea sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvio!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perché non rendi poi
Quel che prometti allor? perché di tanto
Inganni i figli tuoi?
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuto e vinto,
Perivi, o tenerello. E non vedevi
Il ceder degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Né teco le compagne ai dì festini
Ragionavan d’amore.
Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La sicurezza. Ahi come,
Come passato sei,
Caro compagno di terza età nova,
Mia invana speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionaste insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero
Tu, misero, cadesti: e con la mano
La fredda sorte ed una tromba ignuda
Mostravi di lontano.
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©lenotedimararechichi riproduzione vietata senza citarne la fonte

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