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C’è una donna, Simona, di 24 anni. Ci sono cinque uomini. Uno, Antonio, le è padre, nel ruolo conferitogli dalla genitorialità e da un registro d’anagrafe. Un altro, Domenico, le è fratello, nel ruolo datogli dal sangue e dallo stesso registro d’anagrafe. L’altro uomo, Fabrizio, le è amante, nel ruolo che tutti tendono a riconoscere come trasgressivo perché infrange la sacralità del matrimonio, ed illegale perché non compare in nessun registro di stato civile; nessuno tende a riconoscerlo nell’essenza della grammatica italiana, come participio presente del verbo amare, il sentimento più bello e più positivo che si conosca. Un altro ancora non ha nome, ha solo il ruolo, quello di marito datogli, a lui si, dal registro di stato civile sicuramente, da un sacramento forse. L’ultimo uomo, inteso come genere ma non come personalità compiuta, è un bambino di 4 anni, che le è figlio. Questi i personaggi della storia. La storia la conosciamo, l’abbiamo letta, la stiamo leggendo ancora. Quello che non abbiamo letto, è che questa storia presenta alcune caratteristiche che potremmo definire “tipiche” di una certa società.

Simona è sposata ma vive sola con suo figlio. Suo marito lavora al nord da tanti anni. Non è la sola a vivere questa condizione. In Calabria esistono veramente tantissime famiglie smembrate dal lavoro che non c’è e dalla conseguente emigrazione. Ebbene, Simona ci mostra che ancora oggi le vedove bianche esistono, non si sono estinte. Ma Simona non era vestita a lutto, il lutto lo aveva nel cuore. Ed il suo cuore le aveva concesso di costruirsi la relazione “perfetta per lei”. La trova su Facebook, questa infernale piazza sulla quale si possono fare incontri deleteri (rari), incontri sereni (frequenti) e incontri salvifici (unici). Simona aveva fatto quest’ultimo: aveva trovato in Fabrizio il “luogo” dove coniugare il participio passato del verbo amare, portarlo fuori dalla “piazza”, pensare a costruire con lui la Casa con la C maiuscola, quella fatta di quotidianità, di gesti, di attenzioni, di problemi, di condivisione. Il cuore di Fabrizio era in accordo. Ma Simona, forte del fresco vigore dei suoi 24 anni, non aveva fatto i conti con la ferma volontà del padre e del fratello, degli uomini di casa, che non hanno manifestato il registro dell’amore verso la figlia/sorella (le hanno mai detto “segui tuo marito” ?, si sono mai preoccupati di chiederle “come stai?” e aspettare la risposta); hanno tentato invece, di mostrare al mondo che la loro famiglia ha un onore arcaico da rispettare, e quindi decidono di far fuori Fabrizio. Perché eliminato Fabrizio, si elimina l’oggetto della “distrazione” di Simona e lei tornerà ad essere una brava donna di famiglia.  Fa rabbrividire che ci siano uomini che ancora pensano così, ma ci sono, eccoli!  E’ toccato a loro, però, stavolta, non fare i conti con la Simona donna: “Mettetevi in testa che noi donne abbiamo sentimenti da coltivare, che vi diamo senza chiedere niente in cambio. Anche se a volte ci farebbe piacere riceverne. Vogliamo vivere in un mondo che costruiamo insieme, non nel mondo che voi costruite e dove poi ci ponete come ornamento. Mi hanno condotto a tagliare le mie radici dalla pianta che essi hanno coltivato per me. E fate attenzione, non sono i soli!”, sembra di sentirlo, l’urlo di Simona che arriva da qualunque posto adesso si trovi. Non lasciamo che si dissolva tra gli ulivi della Piana. Facciamolo arrivare nei boschi, al mare, alle colline, alle valli, alle fiumare, negli anfratti più sperduti.


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