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Tante e nuove, diverse dal solito, iniziative a macchia d’olio, fuori finalmente dai canoni del consumismo: la celebrazione, il ricordo, il momento di riflessione cui arrivare e da cui ripartire. Questo l’8 marzo calabrese, questo l’8 marzo reggino- locrideo.
Bronzo mimosato. Avevamo cominciato con il Bronzo magicamente di nuovo in piedi che offriva le mimose a tutte le italiane, invitandole ad andare al Museo gratis, mettendole di fronte alla scelta: recarsi al lavoro oppure “marinare” e andare al museo? Non è il caso delle donne calabresi, che pure conservano il Bronzo: le nostre si sono ritrovate, invece, a dover scegliere tra andare al museo o chiedere un giorno di ferie all’Azienda Disoccupazione.
Conciliazione in Consiglio Regionale. Sollecitate da più punti a riflettere sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la frase potrebbe fermarsi alla parola vita. Ci dicono che siamo le più laureate, le più titolate, le più istruite, le più in gamba, le più delle più, ma intanto eravamo e siamo le più disoccupate. Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è altissimo, in Calabria lo è ancora di più. Quindi, cosa conciliare? Conciliare i tempi di vita e di ricerca del lavoro, finchè vita ci sostiene. Fortunate le signore impiegate al Consiglio Regionale, doppiamente: uno perché lavorano, due perché potranno portare i propri figli negli asili vicinissimi a Palazzo Campanella, in virtù di quattro convenzioni siglate tra la Regione e altrettanti asili ubicati nei pressi del Palazzo. Così negli annunci del Presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico insieme alla presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Giovanna Cusumano. Sicuramente un bell’esempio di azioni positive di un datore di lavoro nei confronti delle proprie dipendenti, da emulare. Esempio anche di come sia vera l’affermazione degli economisti della Banca d’Italia secondo cui “le donne che lavorano fanno crescere il Pil del 9,2%”. Certamente, il lavoro di cura deve essere delegato e immesso nel mercato, così crescono gli affari degli asili, delle collaboratrici familiari, delle ludoteche, delle lavanderie, magari dei negozi di gastronomia pronta. Circolo virtuoso di domanda-offerta-domanda. Ma prima, il lavoro.
Melicucco con Simona. Un consiglio comunale aperto e Anna Carabetta (calabrese di Locri, attrice regista e membro di Se Non Ora Quando nazionale) insieme a Maria Marino( calabrese di Reggio, attrice) in scena con “Storie di ragazze interrotte” è stata la risposta dell’Ammistrazione Comunale, guidata da Francesco Nicolaci, solidale con Simona che ha denunciato i propri padre e fratello per aver ucciso l’uomo di cui si era innamorata, il carrozziere di Gioia Tauro Fabrizio Pioli di cui ancora non si hanno notizie e per il quale Melicucco era scesa in piazza la scorsa settimana in una fiaccolata sotto lo slogan “io sono Fabrizio”, a testimonianza del ripudio di una cultura ancora legata a riti arcaici che mostrano tutta l’insita brutalità.
Caulonia va oltre le mimose. Serata di reading, musica, testimonianze sulla donna che non si sofferma alle mimose, nella manifestazione organizzata dalle associazioni “Alto Jonio Reggino” ed “Estia”, in collaborazione con SeNonOraQuando Locride. Particolare attenzione a quanto sta accadendo attorno a noi: nei primi quattro giorni di marzo ben sei donne sono state ammazzate, in una carneficina che si vorrebbe far passare come delitti passionali mentre altro non sono che femminicidi. Anche Reggio Calabria ci prova, ancora acido, stavolta lanciato sul volto di una ragazza seychellese mentre attendeva l’autobus per andare a lavorare.
La Calabria del Quotidiano con Lea, Maria Concetta e Giuseppina. Infine le numerose adesioni all’iniziativa del quotidiano e del suo Direttore Matteo Cosenza, più rituali che convinte, di dedicare la giornata dell’8 marzo alle tre donne simbolo della ribellione alla ‘ndrangheta. Prova ne è che a Radio2, i conduttori della trasmissione Caterpillar AM, Solibello, Tobagi e Ardemagni, dalle 6 alle 7,30, non sono riusciti a dire che l’iniziativa era del Quotidiano, gli è venuto il costante lapsus spontaneo ed hanno affermato che era del Giornale di Calabria. Di chi se no?
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