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Son passati appena due giorni e l’acqua nel vaso s’è fatta torbida. L’intenso profumo, che la mattina di giovedì aveva invaso le camere in tutta la casa, non c’è più. Osservando i fiori, le piccole palline, i “capolini sferici di colore giallo intenso”, appaiono stanchi, disidratati, e il giallo tende al marroncino, stanno diventando acidi… Ancora qualche strascico di stampa ieri, su giornali e web. Esposti bene in vetrina, i resoconti della Giornata: chi ha parlato, dove ha parlato, quando ha parlato, cosa ha detto. Eppure…. Eppure c’è un silenzio assordante. Tolte poche righe, giusto le iniziali, L.A., l’età, la provenienza dalle Seychelles, ed il luogo dove si è consumato il fatto, non s’è detto altro su quanto avvenuto a Reggio Calabria proprio la mattina dell’8 marzo. Proprio nella Giornata. Proprio contro una donna. Proprio mentre andava a lavorare. Ciò che è avvenuto dovrebbe far indignare almeno quanto tutte le altre cose che sono state dette e ribadite, a volte retoricamente, nei numerosi, mai troppi, dibattiti della Giornata. Forse si era un po’ tutti stanchi? Difficile da accettare come giustificazione. Di sicuro tutti abbiamo visto le immagini provenienti da quel letto d’ospedale, da una voce tremula, ferita. Un volto inquadrato con discrezione, appena di profilo, quanto basta per scorgere una manciata di treccine raccolte in una coda e la crema medicamentosa sotto le labbra su una macchia bianca sulla pelle scura. L’inquadratura discreta non ci mostra la parte gravemente ferita, quella dove c’è l’occhio che forse non potrà più vedere le meraviglie del mondo, nonostante il mondo. Speriamo che questa notizia non venga confermata, che si possano trovare tutte le cure adeguate, miracolose. E possiamo solo immaginare le profonde ustioni su quella parte di volto di… non sappiamo neanche il nome! Ecco, se c’è qualcuno a cui avremmo dovuto portare delle mimose l’altro ieri, era proprio lei. Lei che immaginava di essere arrivata in un Paese più vivibile del suo, che è quello che noi vediamo come un paradiso per le vacanze da svernamento. Lei che pensava di vivere in una città accogliente, dove poter camminare serenamente, andare a lavorare e poi, molto comunemente, andare a festeggiare l’esser donna. Le mimose stanno sfiorendo e, prima che diventino acide, siamo ancora in tempo a portarle un rametto, insieme con un rametto di glicine in segno di amicizia, come vuole la tradizione del linguaggio dei fiori. Ai responsabili del gesto, invece, mandiamo un mazzo di fiori del male, con la ferma speranza che presto siano assicurati alla giustizia.

 

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