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Non è ancora chiaro quando si aprirà il Conclave che dovrà eleggere il nuovo Pontefice. In queste ore si stanno completando gli arrivi dei Cardinali chiamati a Roma come elettori del successore di Benedetto XVI e, tra fede e curiosità, chi più chi meno, ci affacciamo ai media per trovare, se non lo abbiamo già, il nostro papabile. Li ritroviamo ricompresi in categorie geografiche e politico-teologiche: così abbiamo gli africani, gli americani, gli asiatici, gli europei, i latini; e abbiamo anche i conservatori, gli innovativi, i progressisti, i creativi. E’ opinione generale e condivisa che il nuovo Papa, oltre ad avere le caratteristiche tradizionali richieste ad ogni Pontefice, dovrà anche esser capace di accompagnare i cambiamenti che la Chiesa deve affrontare, soprattutto dopo quest’ultimo travagliato anno.

Tra i 115 Cardinali chiamati a chiudersi dentro l’isolamento (anche tecnologico) delle mura vaticane, ce n’è uno che se innalzato al soglio di Pietro, potrebbe essere importante sì per il mondo intero, ma anche per la Calabria e per la Locride. Oscar Andrés Rodrìguez Maradiaga, nato il 29 dicembre 1942 a Tegucigalpa, Honduras, è entrato nella Congregazione Salesiana nel 1961 e ha ricevuto l’ordine sacro il 28 giugno 1970. E’ vescovo della stessa città natìa dal 1993. Nel Concistoro del 21 febbraio 2001, Giovanni Paolo II lo ha ordinato Cardinale, conferendogli anche una sorta di record, per essere il primo cardinale della storia dell’Honduras.

In tanti, a Locri, lo conosciamo personalmente, perché il cardinale Maradiaga è stato più volte ospite della locale casa salesiana. L’ultima volta che l’ho incontrato risale a due anni fa. Era l’11 marzo del 2011, quando nell’Auditorium Don Bosco, venne a presentare il suo libro, appena finito di stampare, “ Giustizia, Povertà e Solidarietà. Gli orizzonti della nuova evangelizzazione”, volume curato da don Eugenio Fizzotti, inserito nella collana Catholica di Rubbettino Editore. E’ una persona straordinaria, un prelato di grande cultura, dotato di grande capacità di ascolto e di azione. La sua formazione e la sua biografia lo dimostrano. Si è laureato in filosofia, in teologia e in teologia morale presso il Pontificio Ateneo Salesiano di Roma, ha il diploma in psicologia clinica e in psicoterapia conseguiti ad Innsbruck, ha studiato anche pianoforte, armonia e composizione e sassofono. (A tal proposito, credo sia indimenticabile per molti il coro con il pubblico inscenato in un’altra precedente visita a Locri, sulle note di Guantanamera.) Dal 1963 al 1975 è stato insegnante elementare, poi professore di chimica, di fisica, di musica sacra e di teologia morale ed ecclesiologia. E’ appassionato di volo ed ha un brevetto di pilota aeronautico. E’ poliglotta, parla sei lingue, speditamente l’italiano. E’ famoso per le sue battaglie contro la droga e la corruzione, che lo hanno costretto a vivere sotto scorta.

La chiesa latino-americana gli riconosce la dote di saper unire modernità e tradizione. Nei giorni successivi all’attacco all’Iraq, alla fine di marzo del 2003, ha dichiarato che le vere armi distruttive di massa che stanno minando l’umanità sono la povertà e l’ingiustizia, che bisogna ripensare il diritto internazionale e i Paesi più piccoli, per esempio dell’America Latina non possono negoziare come i vassalli di un impero (fonte Huffington Post Italia). E’ presidente della Caritas Internationalis e, nel suo ruolo, spiega don Eugenio Fizzotti nell’Introduzione del libro, “continua a svolgere con fermezza il ruolo di difensore e promotore della Dottrina Sociale della Chiesa, così come riconosce con estremo realismo che occorre impegnarsi nella formazione sia di una classe dirigente capace di avere a cuore il bene comune e sia di sacerdoti ed operatori pastorali convinti che l’educazione alla fede e la comunicazione del Vangelo esprimono la fiducia che si può e si deve costruire un mondo migliore in risposta al mandato del Signore.” Nel libro, i testi raccolti, come riporta la quarta di copertina, “testimoniano che le sfide del nostro tempo, la crisi di una società secolarizzata, le opportunità che si aprono alla comunicazione del Vangelo, i problemi della società e della povertà, impegnano in maniera molto concreta ogni cristiano a sentire con passione e grande partecipazione i problemi, le gioie, e i dolori dell’umanità e invitano ad allargare i propri orizzonti di relazioni e di responsabilità nella convinzione che la Chiesa è sempre portatrice, attraverso la comunicazione del Vangelo, del grande disegno dell’evangelizzazione che si irradia sulla vita della società nelle sue varie componenti e comporta l’assunzione di chiare e decise posizioni anche nei confronti della politica, dell’economia e dello sviluppo.” Il pensiero del card. Maradiaga viene espresso in modo chiaro ed inequivocabile nei capitoli del libro.

Su un capitolo in particolare, oggi appare utile soffermarsi: formare i ministri pastorali oggi. Dopo aver esaminato la situazione moderna in cui si trova la Dottrina Sociale della chiesa di fronte al libero commercio; dopo aver concluso che “i doveri della Chiesa, dei laici, dei religiosi, dei presbiteri e dell’ordine episcopale;ovvero di tutti coloro che costituiscono un gruppo privilegiato che deve essere spinto non solo dall’imperativo non solo di realizzare la “sicurezza democratica” in tutto ciò che essa significa – ovvero devozione alla vita, libertà, giustizia e sviluppo – ma anche di offrire una certezza valida, oggi più che mai, secondo la quale, se non lottiamo e rimaniamo tutti uniti, corriamo il rischio di essere impiccati separatamente”; arriva a delineare quale deve essere il profilo del ministro ideale della Chiesa. E riletto adesso, alla vigilia del Conclave, assume valore lungimirante e magari profetico. “Il ministro della Chiesa del futuro dovrà essere integro, consapevole di avere come fondamento ministeriale il Vangelo… che integri le diverse aree della formazione: salute fisica e mentale, spirituale, accademica, pastorale e comunitaria… Ritornare alla comprensione del ministero come chiamata e non come privilegio, come servizio e non come posto di potere… deve essere un uomo della sua epoca, in contatto e a conoscenza delle realtà che lo circondano… che sappia leggere i segni dei tempi e sia capace, di dare risposte alle problematiche che emergono dalle comunità…”.

In un’intervista rilasciata pochi giorni fa al TG2, al giornalista vaticanista Enzo Romeo (anche egli calabrese locrideo), il card.. Maradiaga ha dichiarato che “quella di Pontefice non è una carica che un essere umano possa desiderare. Ma allo stesso tempo, quando il Signore manda una chiamata, dà anche la Grazie per sopportarla”. E sull’affermazione di Benedetto XVI che il Collegio cardinalizio dovrebbe essere come un’orchestra dove le divisioni di possano fondere in un’unica armonia, Maradiaga, esperto musicista, si è detto d’accordo “altrimenti la Chiesa non sarebbe una sinfonia ma una cacofonia”. Da ora in poi, nei giorni a seguire, è tutto affidato al Direttore di tutte le orchestre dell’universo. Attenderemo, consapevoli di stare vivendo nella Storia che ci viene incontro, in questo Avvento in Quaresima, che ancora non avevamo visto.
(pubblicato su Zoomsud a questo link)

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