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CoviDiarioGuai ad entrare nel mio privato! Guai ad entrare in casa mia!
Vuoi venire a farmi visita? Telefonami per annunciarti, chiedimi se sono disponibile, se mi disturbi, se sono in casa, quale potrebbe essere l’orario migliore. E, concordata l’ora, corse furibonde a rimettere in ordine, a preparare il servizio da caffè, i biscotti  e a rimettere i capelli ed il trucco a posto. Prima.
Da quando siamo costretti a casa,  dobbiamo stare tutti chiusi dentro, tranne quelli che devono raggiungere posti di lavoro che non possono essere “casalinghi”; è nostro dovere lavorare da casa con la modalità dello smart working o del telelavoro. Tutti connessi, tutti collegati con tutti, saltiamo da una sessione di lavoro ad un’altra con il tempo soltanto di andare a fare la pipì. Tutti in video-conferenza. Noi, i colleghi, gli altri. Noi siamo noi, ci conosciamo; il colleghi sono loro, quelli con cui ci vedevamo ogni giorno in ambiente comune, il luogo di lavoro; gli altri sono quelli che vediamo dietro lo schermo di un pc o di una tv, nei loro luoghi di lavoro.
Ai tempi di Covid-19, noi siamo rimasti noi, ci conoscevamo; i colleghi continuiamo a vederli ogni giorno, o quasi, ma in un ambiente diverso, a casa loro; gli altri li vediamo ancora dietro uno schermo, nei loro luoghi di lavoro che non sono più i luoghi che conoscevamo, con la scenografia sempre uguale. No. Da qualche settimana, il luogo di lavoro è la casa e, attraverso gli schermi stiamo entrando nelle case di tutti, quasi senza permesso. Tutti hanno dovuto aprire le proprie case a tutti. Tutti entrano nelle case di tutti attraverso la videocamera del computer. E così io non posso fare a meno di lanciare lo sguardo oltre le persone che ho davanti, dentro lo schermo, e andare a guardare dove si trovano, da quale angolo della casa si collegano. Dai miei sguardi osservanti, quasi scrutanti, un elemento salta agli occhi, lampante: pare che il trend sia stare seduto al pc con uno sfondo il cui l’elemento principe siano le librerie, come se dovesse passare il messaggio che “se non hai una libreria accanto a te, non sei credibile”, come dire che non hai studiato, non leggi, non sai, non sei, mentre se ce l’hai hai studiato, leggi, sai, sei. Mi son messa a guardare le librerie nelle case degli altri e ho trovato che sugli sfondi ve ne sono di diversi tipi. A parte il materiale: legno pregiato di antica beltà, legno di trave che è sempre legno, fantalegno Billy di Ikea, metallo scaffaloide; a parte le dimensioni: a parete intera e alte fino al cielo, a metà parete, a mobile singolo, a composizione modulare…  è quello che contengono che determina la tipizzazione delle librerie. Allora possiamo distinguere: le erudite, dove si notano intere enciclopedie, da Treccani a Conoscere; le intellettuali, dove la scala dei colori ti fa riconoscere le collezioni di classici e best seller acquistati con Repubblica o con il Corriere della sera, tutto il blu di Sellerio, il bianco Einaudi, il variopinto Feltrinelli, la scala di colori con etichetta nera di Adelphi, il verde Rubbettino, e tutti gli altri che mi ci vorrebbe un’intera libreria per elencarli; le dignitose, dove c’è un cospicuo numero di libri, compresi i professionali e gli universitari e/o scolastici, con qualche sezione dedicata ai soprammobili da collezione; le essenziali, dove ci sono pochi libri ma efficaci, compreso “L’avvocato nel cassetto”,  qualche foto ricordo, due/tre cimeli di famiglia; le minimal, dove ci sono libri in formazione kit di sopravvivenza; le diffuse, che fanno notare libri sparsi per la stanza sistemati in pile poggiate su scrivania, sedie, tavolini, persino a terra a mo’ di torre; le invisibili, che stanno dentro un Kobo o un Kindle e non c’è bisogno di stare lì davanti in studio o in soggiorno, puoi startene comodamente in cucina e far vedere i pensili, magari coi libri di ricette, o in salotto davanti ai tuoi quadri o i tuoi poster.  Non ho ancora incontrato la libreria da sogno,  anche se non costa molto metterla su. Nel senso che, se proprio si vuole stupire il pubblico con effetti speciali, ci si può mettere davanti ad un telo verde (ci vuole niente a fare un green screen), mentre dietro, con un’app,  si fissano le immagini della Old Library del Trinity College di Dublino. Laurea honoris causa assicurata! #iorestoacasa

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