Giugno, il mese del sole, il sesto mese, quello che segna la metà dell’anno e che prelude all’agognata estate per noi che stiamo da questa parte del Pianeta. Lo attendiamo spasmodici, abbiamo voglia di suggellare la rinascita primaverile con l’esplosione della vita estiva. Giugno, che si onora di ricordare, nella sua denominazione, la dea Giunone, dal cui latte nacquero le stelle che danno forma alla Via Lattea. Le stelle: astri nel Firmamento che vediamo col sol gesto di alzare gli occhi al cielo; e astri sulla Terra che si distinguono per arte, comportamenti esemplari, genio, non sempre visibili.
Per dare visibilità agli astri della Terra gli uomini hanno inventato i premi. Così come si fa in ambito educativo: sei stato bravo? Allora ti do un premio! Proprio sabato scorso, 2 luglio, a Locri si è tenuta l’annuale serata finale del resuscitato Giugno Locrese, concorso che attraverso l’arte poetica e le arti figurative, vuole promuovere e riconoscere la cultura del territorio. Posto che al concorso è stata dedicata solo l’ultima mezz’ora, saltando la declamazione delle poesie arrivate sul podio: e uno che ci va a fare ad assistere al Giugno Locrese?, la cosa che mi ha sbalordito è stata che, oltre ai premi del concorso, il Comitato Scientifico ha deciso di assegnare dei riconoscimenti anche ad illustri cittadini della città e un premio denominato “Città di Locri”. Bella iniziativa, nulla da eccepire, fin qui! Solo che, per riuscire a trovare i meritevoli di cotali premi, si è dovuto andare a scavare nella memoria. E la memoria ha risposto con “la memoria”. Pertanto, sono stati assegnati “alla memoria”, la maggior parte dei premi: pochissimi sopravvissuti, una strage! Ora dico, se giugno rappresenta l’estate della vita, quella in cui si è nel momento più rigoglioso e produttivo, possibile che non si sia riusciti a trovare in memoria qualcuno degno di venire a ritirare il premio sulle proprie gambe piuttosto che inviare un erede? Eppure la Locride pullula di talenti che stanno vivendo periodi fiorenti di attività meritoria e, in generale, non credo si possa trovare qualcuno che preferisca ricevere riconoscimenti postumi.
Voglio bene al Giugno e, pertanto, a chi di dovere: aggiornate i files in memoria; vivete il territorio fuori dai vostri orizzonti; andate alla ricerca di novità; restituite alla poesia la dedizione che merita; accendete luci e microfoni sul palco; rendete il Giugno degno di questo nome. E se proprio non ce la fate, passate a Novembre, undicesimo mese dell’anno, ultimo dell’autunno, triste di per sè, e ancor più perchè è il mese dei defunti, come ci ricorda Giovanni Pascoli: E’ l’estate fredda dei morti.
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