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Dall’inizio dell’anno non stiamo facendo altro: celebrare, in ogni modo e luogo, i 150 anni dell’Unità d’Italia. Abbiamo detto, ridetto, ascoltato cosa accadde. Abbiamo tirato fuori le bandiere tricolori che erano riposte dal Mondiale del 2006. Ci siamo infiocchettati di coccarde, bracciali, spille, per ricordare a chi incontravamo sulla via che siamo tutti sotto uno stesso tricolore, che siamo uniti, che non vogliamo divisioni. A scuola soprattutto, abbiamo lavorato con gli alunni per farli sentire partecipi e consapevoli: musica, teatro, lavori e lavoretti, vetrofanie, addobbi, decori sulle pareti di aule e corridoi, opere d’arte addirittura. Insomma, ci siamo prodigati, noi adulti, educatori e formatori, per stimolare il sentimento di unità, uguaglianza e condivisione, anche su indicazioni del Ministero. Bene, mi sa che gliel’abbiamo raccontata proprio giusta! Perchè quel Ministero adesso sta mettendo alla prova di unità noi insegnanti del sud che abbiamo lavorato al nord, lontano da casa e dagli affetti, con le famiglie smembrate, per riuscire a risalire la graduatoria verso il ruolo. E’ quel Ministero che ci sta facendo alleare con i colleghi del nord, che ci fa sentire del nord, contro i conterranei del sud che in questi giorni stanno arrivando come eserciti nelle “nostre” graduatorie, a depredarci della posizione guadagnata con sudore, stress, affitti, viaggi, spese vive, mentre loro se ne stavano a casa con le loro famiglie, retribuiti, a prender punti dalle maternità, dai corsi online, o dalle private. E’ questo il Ministero che, per garantire continuità, dopo gli “insegnanti del nord” darà al settentrione gli “insegnanti del sud”, se riusciranno a stare dove dovranno stare per cinque lunghi anni prima di poter chiedere di tornare da dove sono venuti.
“Il futuro e la solidità del nostro Paese si costruiscono a partire dalla Scuola”. Così sostengono gli irreprensibili sostenitori dell’Italia unita!

(pubblicato su La Riviera del 24.07.2011)

Aggiornamenti dalle news: Scoppia la mina delle graduatorie. Su 245 mila prof precari, 31 mila hanno cambiato provincia

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