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“Elci, brughiere, felci, ginestre e, qua e là, uno sull’altro che par di vedere scale appoggiate alla montagna, brevi terrazzi coltivati tenuti su da muretti di sassi cementati dall’erba. Ogni tanto uno squarcio enorme, una gran colata biancastra: una frana, chè il fiume, il quale corre tortuoso nella vallaba bianco di spuma e verde di profondità, corrode giorno per giorno, poi, quando piove a torrenti, s’ingrossa e viene giù a rovina. Chi andò per primo a costruire una casa, in quel posto, doveva essere un santo o fors’anche un ricercato dalla legge. Un altro non avrebbe dato principio a quella vita che più disgraziata non potrebbe essere. Gente nuova, infatti, ne arriva assai di rado, il più frequente è l’esattore; e quei malifioti, i più fortunati, che una decina di anni fa perdettero la casa durante un’alluvione, approfittarono per farsela costruire dallo Stato sulla pianura di Masseria. Ora, lassù, anche se non la spuntano ad avere il cimitero, la chiesa, la luce elettrica e tante altre cose, almeno hanno il cesso, l’acqua e la vasca da bagno, viaggiano col postale e facce nuove ogni tanto ne vedono. Anzi, c’è qualcuno che s’è comprato una moto Ape, svolge commercio e se la passa bene. Anche gli altri se ne andrebbero. Perciò ogni tanto qualcuno scrive una petizione al Governo (e tutti gli altri -lui fa il giro casa per casa – la firmano), facendo presente che subito dopo l’alluvione venne approvata una legge la quale stabiliva il trasferimento totale dell’abitato in una zona più sicura. Ma, com si dice? Passata la festa, gabbato lo Santo; nessuno gli dà più retta e loro aspettano che venga una seconda alluvione così lo Stato, per sì o per forza, dovrà provvedere.”

Quello che avete appena letto è l’incipit del libro “Sole nero a Malifà” che Sharo Gambino pubblicò per la prima volta nel 1965, quando aveva 40 anni.
Oggi, 7 gennaio 2013, Sharo Gambino avrebbe compiuto  88 anni, se fosse ancora con noi. A pensarci, sento un pizzico di nostalgia; e vien da chiedersi di quali perle avrebbe potuto farci  ancora dono. Non lo sapremo mai, possiamo soltanto immaginare, guardando all’eredità che generosamente ci ha lasciato. Ho in sentimento di fargli gli Auguri di Buon Compleanno, dicendogli che sono stata tra la poca “gente nuova” che a Malifà ci è arrivata, che ho ancora negli occhi gli sguardi vivaci dei bambini; nelle mani le strette di mano dei malifioti pieni di fiducia; sotto le scarpe la terra, la neve, le pietruzze delle vie; nelle orecchie le voci dei loro saluti accoglienti; nella mente le formule sperimentate per giungere alla soluzione di problemi; nel cuore ogni singola via, ogni singola casa, ogni singolo bambino e bambina, ragazzo e ragazza, uomo e donna, e tutto quanto insieme. E sento ancora la bellezza, non la fatica, di sfidare le strade tortuose, dense di nebbie mattutine per arrivare su, dove mi aspettavano quegli occhi, quelle mani, quei saluti, quelle voci, quelle vie. La forza veniva da quello che Sharo Gambino aveva scritto su quei luoghi in diversi articoli: un illuminante maestro!
Non potrò mai dimenticare tutto questo. E credo che ogni qualvolta accade che splende il sole a Malifà,  la maggior parte del merito sia sua.
Grazie, e Buon Compleanno, maestro Sharo!

(articolo pubblicato su ZoomSud, a questo link)

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