Si, lo so, siete dell’ipotesi che sarebbe meglio non parlarne. Ma sull’ultima fuori-uscita di Berlusconi Silvio, non c’è, in realtà, molto da dire. C’è di più. C’è che se uno fà, vuol dire che crea, che costruisce, che opera, che si adopera. E può fare per bene, e può fare per male.Quando facciamo qualcosa per bene, siamo soddisfatti e possiamo anche ricevere l’approvazione di chi sta intorno a noi. Se facciamo tante cose per bene, siamo ancor più soddisfatti e certamente riceviamo l’approvazione esterna e la nostra stima cresce. Ma se facciamo qualcosa per male, non possiamo certo avere approvazione, né stima. Neanche se prima abbiamo fatto migliaia di cose per bene. Mi sembra un ragionamento elementare, una riflessione che non ha bisogno di ermeneutica filosofica per essere compreso. Tutti lo possono comprendere. Tutti possono capire che negli anni dal 1925 al 1945, in Italia furono compiute opere sociali, sanitarie, architettoniche, infrastrutturali, economiche, culturali, di varie utilità. E tutti possono capire che l’utilità di tutto questo giovava soltanto al compimento del disegno dittatoriale del Duce. E tutti possono capire che semmai utili furono, non coincidevano con la libertà del singolo cittadino. Dov’era la libertà? Era forse nelle divise da piccolo Balilla, o del Giovane Avanguardista? Era forse nello “stile Impero” delle opere architettoniche tutte uguali? Mi dite dov’è la differenza tra il palazzo della Farnesina, la stazione Termini, le stazioni Centrale di Reggio Calabria, di Villa S Giovanni, il Tribunale di Milano, quello di Palermo, quello di Locri, che sembrano scatole, più grandi o più piccole, espressioni di menti quadrate e squadrate, spigolose e contenitive? Era forse nei ponti che si incontrano sulla Strada Statale 106, solidissimi, con alti archi di protezione ai lati della carreggiata, e così stretti da doverci passare in senso unico alternato? Già, perché non ci si può incontrare sullo stesso ponte, o su una riva o sull’altra, ma non sul ponte, chè se chiudi gli occhi dieci secondi e poi li riapri, puoi disorientarti facilmente e non capire se sei a Badolato, a Isca o a Santa Caterina o a Taranto. Cose fatte per bene. Ma l’11 novembre del 1938 il Corriere della Sera titolava a 8 colonne: Le leggi per la difesa della razza approvate dal Consiglio dei Ministri. E La Stampa di Torino, altre 8 colonne: Le leggi per la difesa della razza. L’ebreo non può: prestare servizio militare, dirigere grandi aziende, possedere terre con estimo superiore a 5.000 lire o case con oltre 20.000 lire di imponibile, avere persone di servizio ariane, avere impieghi statali o parastatali o nelle banche di interesse nazionale o nelle imprese private di assicurazione, frequentare le scuole ariane. Il Consiglio dei Ministri ha inoltre deciso che il matrimonio con ariani è nullo.
E poi accadde che…
La Memoria. Non possiamo permettere di cancellare la memoria, dobbiamo fare Memoria. Abbiamo il dovere di ascoltare chi ancora può raccontare, abbiamo il dovere di tramandare quelle testimonianze. E continuare a fare memoria. Anche e soprattutto quando ci sarà qualcuno che ancora dirà: “Come faceva lui i ponti, però…”.
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