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di Leonardo BazzaroLa pecorella smarrita di Leonardo Bazzaro

Giovedì. Gnocchi? No, Attività Alternativa alla IRC (Insegnamento Religione Cattolica).
Stamattina la cosa che mi ha più colpito, leggendo le news su internet, è stato giusto il passo del Vangelo odierno. Un passo che parla (come spesso accade, se non sempre) anche a chi non crede: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finchè non la ritrova?…” (Luca 15,1-10). Allora ho pensato se sia più facile e più conveniente  lasciarla perdere, per una pecora… tanto ne abbiamo altre novantanove; o se sia più edificante e conveniente per tutti provare a ritrovare quella pecora e riportarla alle altre novantanove. Credo nella seconda ipotesi, non perché lo dica il Vangelo (lo dico da cattolica credente e praticante) ma perché trovo che questa domanda sia fondamentale per il migliore funzionamento della società. Non ambisco a pensare a grandi sistemi, ma penso, per esempio, ad un gruppo. Diamo al gruppo il nome che vogliamo: che sia famiglia, che sia classe scolastica, che sia team di lavoro, che sia comunità; e poi pensiamo il valore di quella domanda rapportata ad ognuno di questi gruppi.  Lavorare, vivere, per non perdere nessun membro della famiglia, nessun alunno, nessun collega, nessun membro della comunità. Non è una cosa facile, certamente, ma è una cosa per niente straordinaria e per niente impossibile. E questo gli educatori lo sanno bene. Dovrebbero saperlo. Poi sono entrata in classe per le due ore di Attività Alternativa. Tra le altre attività, abbiamo letto questo brano tratto da Il Piccolo Principe:

….il secondo pianeta era abitato da un vanitoso.

<<Ah! Ah! Ecco la visita di un ammiratore>>, gridò da lontano il vanitoso appena scorse il piccolo principe.

Per i vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori.

<<Buon giorno >> disse il piccolo principe, <<che buffo cappello avete! >>.

<<E’ per salutare >> gli rispose il vanitoso. <<E’ per salutare quando mi acclamano, ma sfortunatamente non passa mai nessuno da queste parti >>.

<<Ah si? >> disse il piccolo principe che non capiva.

<< Batti le mani l’una contro l’altra >> consigliò perciò il vanitoso.

Il piccolo principe battè le mani l’una contro l’altra e il vanitoso salutò con modestia sollevando il cappello.

<< E’ più divertente che la visita al re >> si disse il piccolo principe, e ricominciò a battere le mani l’una contro l’altra. Il vanitoso ricominciò a salutare sollevando il cappello.

Dopo cinque minuti di questo esercizio il piccolo principe si stancò della monotonia del gioco: > E che cosa bisogna fare >>, domandò <<perché il cappello caschi?>>

Ma il vanitoso non l’intese. I vanitosi non sentono che le lodi.

<< Mi ammiri molto, veramente? >> domandò al piccolo principe.

<<Che cosa vuol dire ammirare?>>

<<Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta >>.

<< Ma tu sei solo sul tuo pianeta! >>

<<Fammi questo piacere. Ammirami lo stesso! >>

<< Ti ammiro >> disse il piccolo principe, alzando un poco le spalle, << ma tu che te ne fai? >>

E il piccolo principe se ne andò.

Decisamente i grandi sono ben bizzarri, diceva con semplicità a se stesso, durante il suo viaggio.

(Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe, dal 1943).

Le due cose potrebbero sembrare indipendenti; personalmente, ci ho trovato un legame, invece. Mi son chiesta: potrebbe mai un vanitoso perdere il suo prezioso tempo per andare a cercare una pecora perduta? Se mai si allontanasse dal suo pianeta, un altro vanitoso prenderebbe il suo posto godendo delle ammirazioni e dei batti mani. No, un vanitoso, non lascerà mai il suo pianeta, perché sarà impegnato a costruire vanità su vanità, vanità di vanità.

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