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lavagna di Matteo

La lavagna di Matteo
oggi è stata un bel cameo.
Dalla scuola son tornata
e mi sono entusiasmata.
Lei faceva bella mostra
in un’aula composta.

Vecchia e gloriosa mi è sembrata
non era certo di nuova data.
Cornice di legno sull’ardesia,
colorata come fresia.
Chissà che mani ci han scritto su,
qual professore perlopiù?

E’ toccato oggi a Matteo
far lezione al corteo.
Coi gessetti colorati
ci ha lasciati strabiliati!
La lavagna ha riempito
di parole e ci ha invaghito.
Che non son parole vuote
danno proprio una bella dote!

Autonomia, continuità,
alternanza, umanità,
con più soldi agli insegnanti
son sconfitti gli ignoranti.
Asili nido zerosei,
diritto allo studio? Lo vorrei!

Che la scuola digitale
vorrei non fosse ornamentale.
Tra gli studenti le vacanze
fanno accorciare le distanze.
E che il preside sia rambo
a me pare proprio strambo!

Dico, poi, i licenziamenti
dalli pure, a certe menti!
Miliardi quattro all’edilizia
e che crepi l’avarizia!
Per i docenti milioni duecento
per non soffrir declassamento.
E, ad ognuno, quei cinquecento,
non sian per l’abbigliamento!

Oh Matteo, la tua lavagna,
sembra la signor Cuccagna!
E le tue man sporche di gesso
chiaman tutti al compromesso.
Discutiamo e rivediamo,
ritocchiamo e riscriviamo
quelle due parole o tre,
in nome di 34 e 33!

Mara Rechichi

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