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Teatro Ariston SanremoTeatro Ariston Sanremo

Ci siamo, mancano pochi minuti e sarà di nuovo Sanremo.
Checchè se ne dica, lo si può amare, lo si può odiare, lo si può snobbare, il Festival della canzone italiana è un evento. Nazional-popolare? Si, certo. Ma cosa c’è di più bello di una, una sola settimana (neanche tutta) di sentimento nazional-popolare in questo dissociarsi continuo da tutto ciò che è nazionale, da tutto ciò che è popolare, da tutto ciò che è italiano?
Non negatelo, non dite che non lo avete mai visto. Perchè succede ogni anno così: io non lo guardo, ah io neanche…e poi? Tutti sanno cos’è successo, come erano vestiti gli artisti e com’erano pettinati.
Si, ebbene sì: io lo guardo. Io sono una fan del Festival!
Prima di tutto perchè adoro la musica e, pertanto, mi piace fare scoperte e criticare il criticabile (c’ho il vizio, lo so); poi perchè reputo il Festival un’istituzione italiana.
Tantissimi ricordi legati al Festival, ne abbiamo tutti. Per esempio quelli legati alle mode e ai look. Quando arriva il momento di Sanremo, non posso proprio fare a meno di ripensare a quando, per esempio, nel 1983 tutte le amiche di mia madre giravano con i capelli pettinati come Tiziana Rivale. Oppure le mie compagne di scuola che esaurivano i parruchieri della zona chiedendo il taglio alla Donatella Milani. Ne rimasi vittima anche io: entrai dal parrucchiere coi capelli di Alice, chiesi il taglio alla Donatella Milani e ne uscii che sembravo Liza Minnelli. Che trauma! Ogni volta che vedo le forbici in mano ad un parrucchiere o ad una pettinatrice (come dicesi a Torino) mi viene la febbre col freddo!
Dite di no, ma quanti sono nati al punk, dark, eccentrico e anticonformista con la Anna Oxa di C’è una ragione? E quanti hanno copiato outif e, preso coraggio, hanno osato uscire di casa con abiti sanremesi con megaspalline o colori mesciati al limite del carnevale?
Sanremo sdogana, c’è poco da fare! Se si fa a Sanremo, si può fare dappertutto!
E poi, in primis, la musica. Canzoni rimaste appiccicate addosso e poi entrate nel nostro dna. Tanto che i bambini nascono inconsapevoli e si ritrovano, in un giorno qualsiasi, a cantare “Sono un italiano”, scoprono d’un tratto cos’è la “Felicità”, sentendosi sempre esortare al “Si può fare di più!”… Sapranno, loro malgrado, che se ti regalano fiori devi ringraziare, che tutto Passerà, che se si sta insieme ci sarà un perchè, che ci sono uomini soli, che ci vogliono 24.000 baci per scoprire cos’è l’amore, che quando piove è bene dire ciao ciao ad una bambina, che se una è bella da morire non è detto che poi non la si possa incontrare tra cent’anni..e che, in ogni caso, contessa o meno, come saprei amarti io nessuno saprebbe mai, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, e nell’essenziale!
Ecco, sta per cominciare, arriverà Carloconti nazionale ed io sento già il maestro Bracardi che mi canta: “Se ce fosse Pippe Baude, se ce fosse Pippe Baude…”
E andiamo, va! E’ di nuovo Sanremo!

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