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Il dottore, professore, scrittore, filosofo, semiologo, saggista, critico letterario, pluripremiato, pluridecorato, plurilaureato…in una parola Umbertoeco, se n’è andato ieri notte all’età di 84 anni. E’ stata la notizia che subito mi è tonfata dentro ieri mattina appena sveglia, facendomi avvertire subito un gran silenzio: non c’era più Eco!

E man mano che la notizia si diffondeva, ecco che si alimentava una grande eco mediatica: lanci d’agenzia, articoli coccodrilli, commenti di grandi opinionisti, di giornalisti, di scrittori, di “collegh*” dell’Umbertoeco (l’asterisco non sta per questione di genere ma perchè per completare la parola bisogna esser immensi come lui. Dice: cosa ti manca per essere collega dell’Umbertoeco? L’ultima vocale.): tutti a ricordarne l’opera, il pensiero, il genio. Anche in televisione è stato ricordato, tanto che ieri sera RaiTre ci ha riproposto il film tratto dal suo bestissimo seller “Il nome della rosa”: e che fai, non lo rivedi? Che share!

Indisscusso, e non discuto: Umbertoeco era/è uno di quegli uomini che i più avrebbero voluto avere come professore, amico, padre, compagno, fidanzato, marito: uno che ha sempre la risposta a tutto, ironico che ti fa divertire, colto che ti invita a ballare sulla mattonella neurone-a-neurone, accogliente e comprensivo che ti rimanda pensieri che ti fanno riflettere e crescere e scoprire pensieri che non pensavi di poter pensare: uno che ti lascia dentro una eco che propaga le sue onde in moto infinito e si rigenera perpetuamente.

E magari ce ne sono altri di uomini come l’Umbertoeco. Ma, come egli stesso disse in conclusione della relazione sulla combinatoria della creatività,  tenuta nella conferenza per la Nobel Foundation, a Firenze, il 15 settembre 2004, “… l’Edipo Re o la Medea ci paiono tragedie eccelse solo perché sono quelle che ci sono pervenute, mentre altre, forse infinitamente più belle, sono scomparse per le ragioni più varie (incendi, censure, insipienza dei critici). Per cui dovremmo dire che ciò che consideriamo assolutamente creativo è ciò che di abbastanza nuovo ci è pervenuto, ma altro potremmo avere, e semplicemente non lo sappiamo.” Forse anche a noi l’Umbertoeco  ci pare eccelso perchè è quello che abbiamo conosciuto, magari ce ne sono altri che hanno difficoltà a manifestarsi e non li conosciamo ancora. 

Nella disquisizione appena citata, Umbertoeco partiva dal significato del termine “creatività” e analizzava le varie forme che aveva trovato facendo ricerche sul web. Poi, per farla breve, attraverso ipotesi matematiche sulle combinazioni Mondo-Mente giungeva alla conclusione: “che  la creatività si basi su una combinatoria mi pare evidente, e ho cercato di mostrarlo nel corso della mia conversazione. Ma le ragioni della scelta finale, del ripudio delle soluzioni insoddisfacenti, per arrestarsi alla sola che pare perfetta, non ci è ancora chiara.” Pertanto, quando giungerete alla fine di questo mio scritto, non chiedetevi perchè ho scelto questa formula: ditevi che tra miliardi di combinazioni creative, ho scelto quella che mi pareva perfetta. E questa è.

Forte di questi concetti, allora stamattina sono andata a navigare i mari di testate giornalistiche e bacheche social zeppe di ricordi che si sono susseguiti per l’Umbertoeco, alla ricerca dei migliori. E, chissà per quali combinazioni mondoweb-miamente ho deciso che: sì, va bene ricordare le sue regole su come scrivere bene in italiano; sì, va bene la sua fenomenologia del Mike Bongiorno; sì, va bene la sua morte del giornalismo; sì, va bene vederlo camminare nella sua casa-biblioteca; sì, va bene che scriva al nipotino di ricordare a memoria per non perdere memoria; sì, va bene tutto… ma la scelta migliore di ricordare l’Umbertoeco, ieri, l’ha fatta Lercio. Sì, quella testata che ha la creatività come fondamento della propria essenza. Se non ci fosse creatività non esisterebbe Lercio. Se i “giornalisti” Lerci non fossero agenti di creatività non potremmo godere delle loro notizie Lerce. Certo non sono gli unici dotati di creatività: ce ne sono altri, tipo gli Spinozi, i Kotiomki, i Prugni, e tanti altri. Ma restiamo al “ieri per l’Umbertoeco”: ieri è Lercio. Dalla prima notizia che han diffuso, quella prettamente necrologica fino all’ultima del giorno, è stato un ricordare Umbertoeco alla maniera di Umbertoeco, con delicata amarezza, ironia ben dosata e creatività creativa.

Lercio annuncia morte EcoLercio annuncia morte Eco
Reazione di Renzi a morte Eco secondo LercioReazione di Renzi a morte Eco secondo Lercio
Reazione di Gasparri a morte EcoReazione di Gasparri a morte Eco
Lercio: forse non è mortoLercio: forse non è morto

E per dirla con Lercio, ci piace pensare che sia andata veramente così: che Umbertoeco non sia finito ma che sia soltanto precipitato in un universo parallelo, dove sta cercando una nuova combinatoria della creatività mentre noi qui  “attendiamo che la combinatoria della creatività, girando ancora per qualche millennio, ce lo RI-dia un giorno.”

 

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